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Musei

Riapre il Museo di Belle Arti di Budapest

Finanziato con 40 milioni di euro dal Governo nazionalista

La sala romanica del Museo di Belle Arti di Budapest

Gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale e chiusa al pubblico per più di 70 anni, la sala romanica al cuore dello Szépművészeti Múzeum, il Museo di Belle Arti di Budapest, sarà uno dei pezzi forti della sua riapertura, il 31 ottobre, dopo una ristrutturazione durata tre anni. Il costo totale dell’intervento ammonta a circa 40 milioni di euro.

Costruito agli inizi del Novecento, quando la parte ungherese della monarchia austro-ungarica stava cercando di affermare il suo pedigree nazionale, il museo ospita una nutrita collezione di arte europea, tra cui capolavori come la Madonna Esterházy di Raffaello, il «Ritratto di giovane uomo» di Giorgione e «La predica di san Giovanni Battista» di Pieter Brueghel il Vecchio.

La sala romanica, decorata nello stile di una basilica romanica, con raffigurazioni di personaggi di spicco della storia ungherese, è la più riccamente ornata del piano terra. Per decenni tuttavia, e fino all’inizio dei restauri a febbraio 2015, è stata utilizzata come magazzino. Il progetto, che ha coinvolto una settantina di restauratori, ha richiesto l’uso di tecniche solitamente riservate alle chiese storiche.

La sala e una serie di nuovi spazi nel seminterrato apriranno a fine ottobre, mentre il resto del museo sarà presentato a metà del 2019. In occasione del 500mo anniversario della morte di Leonardo da Vinci, ci sarà una mostra temporanea sul «Guerriero a cavallo», un bronzetto cinquecentesco di proprietà del museo, attribuito a Leonardo. La mostra verte sulla sfida tecnica costituita dalla creazione di un cavallo rampante con cavaliere di grandi dimensioni e sarà corredata da disegni di Leonardo e da sculture di altri artisti rinascimentali.

La riapertura della sala romanica rientra nella più ampia riorganizzazione delle collezioni nazionali d’arte ungheresi, appoggiata dal Governo. Per la prima volta dal 1957, le opere ungheresi saranno esposte accanto ad arte contemporanea europea e lo Szépművészeti Múzeum si concentrerà sul periodo ante 1800.

Nell’ambito dell’ambizioso progetto Liget Budapest, saranno costruiti diversi nuovi musei nel Parco della Città (Városliget), mentre l’arte post 1800 è destinata a spostarsi nella nuova Galleria Nazionale. Anche se la decisione di esporre arte ungherese in un contesto internazionale ha delle basi artistiche, gli osservatori saranno attenti a ogni segnale di una possibile influenza sui musei della politica nazionalista e populista del premier Viktor Orbán.

Richard Unwin, da Il Giornale dell'Arte numero 390, ottobre 2018


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