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Mostre

Cartier-Bresson in centro

La Fondazione istituita nel 2003 dal grande fotografo si è trasferita nel Marais

Martine Franck, «Le pèlerinage de San Isidro, Musée du Prado, Madrid», 1993 © Martine Franck, Magnum Photos

Parigi. La Fondation Henri Cartier-Bresson ha lasciato il quartiere di Montparnasse, per trasferirsi nel Marais, in rue des Archives, poco lontano dalla Maison Européenne de la Photographie e dal Centre Pompidou. Era nata nel 2003 per volontà dello stesso Cartier-Bresson, morto solo un anno dopo l’inaugurazione, e di sua moglie, anche lei fotografa, Martine Franck. «L’atelier di Montparnasse era un luogo delizioso, ma non facile. Gli spazi non permettevano per esempio di esporre i grandi formati. Sin dall’inizio c’era la consapevolezza che sarebbe stato transitorio, ha spiegato il direttore François Hébel. Prima di morire, improvvisamente, nel 2012, Martine Franck aveva espresso il desiderio che la Fondazione si spostasse nel Marais, il quartiere delle grandi istituzioni culturali, e predisposto tutto per renderlo possibile».

Gli spazi espositivi della nuova sede che inaugura il 6 novembre (800 metri quadrati) sono raddoppiati (e al termine di nuovi lavori, tra uno o due anni, saranno triplicati). Un’ampia sala di ricerca è aperta agli studiosi per lavorare sui fondi d’archivio. La «nuova» Fondation HCB «è uno strumento più ambizioso. Bisogna adeguare l’offerta al pubblico più vasto ed esigente del Marais. Svilupperemo le attività pedagogiche, accoglieremo le scuole. I nuovi spazi, più flessibili, permetteranno di ospitare mostre più importanti. L’obiettivo, spiega Hébel, non è di fare un mausoleo a Cartier-Bresson, né di mostrare solo gli scatti che hanno scritto la storia della fotografia, ma di raccontare chi era l’artista e la sua filosofia». A Montparnasse la Fondation accoglieva 50mila visitatori all’anno, soprattutto parigini e pochi turisti.

È «impossibile fare previsioni» sulla frequentazione nel Marais secondo Hébel che ha preso le redini nel novembre 2017 succedendo ad Agnès Sire, cofondatrice della fondazione, che ha diretto dal 2003 e di cui da un anno è la direttrice artistica: «Ci conosciamo da 40 anni. Abbiamo lavorato insieme alla Magnum per 13 anni, realizzato mostre e libri. Per il progetto della nuova fondazione, serviva una figura interessata a sviluppare nuove strategie per il pubblico, a stringere nuove sinergie con le istituzioni internazionali e a organizzare mostre. Così ho preso io la direzione generale ed Agnès Sire quella artistica: la nostra collaborazione procede molto bene». La mostra inaugurale è dedicata a Martine Franck (1938-2012).

Quando incontrò Cartier-Besson, nel 1966, più grande di lei di 30 anni, la Franck era già una fotografa affermata, che realizzava reportage per «Vogue», «Life», «The New York Times». I due si sposarono nel 1970. In quello stesso anno lei partecipò alla fondazione dell’agenzia Vu, poi nel 1972 a quella del gruppo Viva e nel 1980 entrò all’agenzia Magnum. «Alla retrospettiva la stessa Franck aveva cominciato a lavorare con Agnès Sire. Martine Franck, spiega Hébel, visse nell’ombra del marito, ma lavorò sempre in modo autonomo e tramite il movimento Viva seppe tradurre il militantismo postsessantottino dei movimenti di liberazione nella sua ricerca fotografica. La mostra permette finalmente di rivelarne l’intera opera».

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 391, novembre 2018


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