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Un furto capolavoro

Una veduta dell'allestimento della mostra a Palazzo Ducale

Venezia. Colpo di scena stamane a Palazzo Ducale. Nell’ultimo giorno di apertura della mostra «Tesori dei Moghul e dei Maraja. La collezione Al Thani» (che ha riunito nella Sala dello Scrutinio 270 capolavori di arte orafa appartenenti alla collezione dello sceicco  Hamad bin Abdullah Al Thani, membro della famiglia reale del Qatar), una teca a protezione di preziosi è stata violata e svuotata del suo contenuto. Secondo le ultime dichiarazioni degli inquirenti, il furto, avvenuto in mattinata durante il normale orario di apertura e ripreso dal circuito interno delle telecamere, sarebbe stato compiuto da due uomini sulla cinquantina fuggiti mimetizzandosi agli altri visitatori. 13 minuti in tutto per trafugare due orecchini e una spilla il cui valore si aggira indicativamente attorno ai 2-3 milioni di euro. Immediatamente dopo l’accaduto il pubblico è stato trattenuto nelle sale per i primi necessari accertamenti.

Tra le informazioni invece già battute da qualche ora dall’Ansa, la dichiarazione del questore vicario di Venezia, Marco Odorisio: «Ci sono tanti tasselli da mettere in ordine. Intanto è scatta un'azione ad ampio raggio con l'impiego della squadra mobile e dello Sco di Roma. L'indagine è un classico mosaico, dobbiamo partire dai particolari per poi allargarci e risalire a che ha commesso il furto; è prematuro parlare di autori italiani o stranieri stiamo visionando anche per questo le telecamere».

Intanto la Fondazione Musei Civici di Venezia, confermando la notizia del furto, ha appena diramato il seguente breve comunicato:
«Gli oggetti in questione sono di recente fattura e di valore marginale rispetto agli altri gioielli di maggiore valore storico esposti. I preziosi erano custoditi in una vetrina di sicurezza, facente parte dell’allestimento, progettato dalla Fondazione Al Thani e già utilizzato in alcune tappe precedenti dell’esposizione. Grazie al tempestivo intervento dell'apparato di sicurezza operante all'interno delle sale espositive, e la cui definizione è stata condivisa fin dall’inizio con la Questura di Venezia, la Fondazione Musei Civici è stata in grado di fornire alle forze dell'ordine tutti gli elementi necessari per una rapida soluzione dell'indagine in corso. Per agevolare queste operazioni la mostra è stata chiusa pochi minuti dopo l’accaduto, anticipando la chiusura definitiva prevista nella stessa giornata».

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