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Fotografia

Cinquecento volte Carlo Mollino

Da Camera a Torino l'opera fotografica di un grande bizzarro

Carlo Mollino, «Ritratto (Senza  titolo)», 1956-62 ca, Politecnico di Torino, sezione Archivi, Biblioteca Roberto Gabetti, Fondo Carlo Mollino

Carlo Mollino (Torino 1905-1973) è stato un architetto e un designer di arredi geniali e visionari, oggi contesi dai collezionisti del mondo intero. Ma è stato anche un pilota acrobatico in aereo e un pilota automobilistico spericolato, inventore poi (con Mario Damonte ed Enrico Nardi) del «Bisiluro», avveniristica auto da corsa a doppio corpo, con cui nel 1955 corse la «24 Ore di Le Mans».

Inoltre è stato anche uno sciatore tanto provetto da pubblicare, nel 1951, il testo Introduzione al discesismo, ed è stato un grande fotografo e uno studioso della fotografia di prim’ordine (le sue riflessioni sono raccolte nel libro Il messaggio dalla camera oscura, 1949). Infine è stato un viaggiatore instancabile, che ha attraversato il mondo intero, tornando però sempre nella sua Torino.

A lui, così profondamente torinese e al tempo stesso così intensamente internazionale, Camera-Centro italiano per la Fotografia, ha voluto dedicare la mostra inaugurale della stagione espositiva 2018, affidandone la curatela a Francesco Zanot.

Realizzata in collaborazione con il Politecnico di Torino, che conserva l’Archivio Mollino, «L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973» (dal 17 gennaio al 17 maggio; catalogo Silvana, con testi del curatore e di Enrica Bodrato, Fulvio Ferrari, Paul Kooiker), con i suoi oltre 500 numeri di catalogo è la mostra più ampia e completa mai realizzata sulla sua produzione fotografica.

Proprio per rispettare la sua vorticosa, multiforme creatività, la rassegna è divisa in quattro sezioni, che toccano tutte le sue passioni, che documentò con la fotografia oppure mise in atto nella fotografia.

L'approccio di Mollino al mezzo fotografico era duplice: giovane architetto, negli anni Trenta prese a fotografare architetture con intento documentario e di studio (sebbene vi immettesse da subito una buona dose di sperimentazione), ma ben presto si dedicò a immagini artistiche d’impronta surrealista e, in età matura, utilizzò il mezzo nuovissimo della Polaroid per scattare fotografie eleganti ma maliziose, dunque scandalose per la Torino borghese cui, per nascita, apparteneva (nel 1985 Allemandi le ha raccolte in un volume a cura di Fulvio Ferrari).

La prima sezione, «Mille case», raccoglie le immagini sull’abitare: sue architetture reinterpretate (come facevano Medardo e Brancusi con le loro sculture), domestici still life, ritratti ambientati nei suoi inconfondibili interni e abitazioni esotiche, colte nei suoi viaggi.

Nella sezione «Fantasie di un quotidiano impossibile» entrano in scena visioni stranianti e misteriose, con giochi di specchi, sovrapposizioni, collage, e immagini tratte dal suo «Occhio magico», 1945.

In «Mistica dell’acrobazia» va in scena la sua passione per la velocità, aerea, automobilistica o rincorsa sugli sci (strepitose le fotografie delle scie lasciate dagli sciatori).

«L’amante del Duca», infine, riunisce ben 180 immagini sul tema del corpo: stampe originali di ritratti femminili e le celebri Polaroid, tutte frutto di meticolose messe in scena, e gli sciatori in corsa, colti con l’intento di valorizzare il gesto tecnico perfetto, oltre a documenti e cartoline da lui raccolte nel mondo.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 383, febbraio 2018


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