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Mostre

Genova

Fiammingo in salsa genovese

A Palazzo della Meridiana Van Dyck e i suoi amici

Anton van Dyck e aiuti (Anversa 1599 – Londra 1641), «Ritratto di Ambrogio Spinola» (part.), 1628 ca, olio su tela, 104 x 84,5 cm Collezione privata

Genova. Il Seicento è da sempre considerato il secolo dei genovesi e non solo per l’incredibile potenza economica e politica raggiunta allora dalla repubblica marinara, ma anche per il ricco palcoscenico artistico che all’epoca fece da sfondo alla sua straordinaria produzione pittorica. Fondamentale in tale ambito fu il contributo dei pittori fiamminghi provenienti da Anversa, città strettamente legata a Genova dal punto di vista commerciale. E proprio a questo tema è dedicata la mostra «Van Dyck e i suoi amici. Fiamminghi a Genova 1600-1640», curata da Anna Orlando e frutto di un ventennale corpus di studi da lei dedicati alla storia dell’arte genovese e ai suoi rapporti con il contesto internazionale.

Il rigoroso taglio scientifico della mostra, visitabile nelle sale espositive di Palazzo della Meridiana dal 9 febbraio al 10 giugno, è confermato dall’articolata struttura del catalogo, edito da Sagep e corredato, oltre che dai testi della Orlando, da interventi di studiosi della materia. Partendo dall’assunto che il confronto tra le ricerche degli artisti locali e quelle dei pittori provenienti dalle Fiandre abbia dato vita a un linguaggio «fiammingo-genovese», la mostra si impernia sulla figura più rappresentativa di tale intreccio stilistico e culturale: il pittore Anton van Dyck (Anversa, 1599 - Londra, 1641), allievo prediletto di Rubens (protagonista a sua volta di una celebre e produttiva permanenza a Genova), che nel 1621, appena ventenne, giunse nel capoluogo ligure per restarvi, salvo vari spostamenti nella Penisola, sino al 1627.

I suo incontri, le collaborazioni artistiche e le committenze ricevute, specialmente nel campo della ritrattistica, sono al centro dell’indagine condotta dalla mostra nelle cinque sezioni in cui si snoda il percorso espositivo. Nella prima, intitolata «La “colonia” dei fiamminghi a Genova», si analizza l’ambiente dei connazionali che accolse l’artista al suo arrivo a Genova e, in particolare, l’attività dei fratelli Cornelis e Lucas de Wael e di Jan Wildens, che fu di passaggio in Liguria alla metà degli anni dieci. Gli artisti nordici, giunti numerosi e abituati a lavorare in équipe, contribuirono infatti alla nascita di generi come la natura morta, il paesaggio, le scene di vita quotidiana o le battaglie, ma in virtù della loro attitudine a intervenire a più mani sulle stesse tele influenzarono anche la crescita artistica dei pittori liguri, come documentato, nella sezione «Maestri e allievi. Gli atelier fiammingo-genovesi», dal confronto tra Vincent Malò e Anton Maria Vassallo o tra Jan Roos e Stefano Camogli e Domenico Piola.

Il fondamentale contributo artistico di Van Dyck è attestato invece nella sezione «La natura morta animata fiammingo-genovese» dall’accostamento tra il «Vertumno e Pomona», capolavoro proveniente dai Musei di Strada Nuova, e le tele di Roos, Camogli, Pieter Boel e Strozzi, autore di un’inedita natura morta che molto efficacemente illustra l’influenza della cultura fiamminga sul contesto locale. Nelle due ultime due sezioni, «Ritratti» e «Sacre passioni», si presentano infine alcuni tra le più celebri opere del maestro di Anversa: l’«Ansaldo Pallavicino» della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, il «Gioielliere Puccio con il figlio» dei Musei di Strada Nuova, il «Ritratto dell’ammiraglio genovese Ambrogio Spinola», qui esposto per la prima volta al pubblico, la «Sacra Famiglia con sant’Elisabetta e san Giovannino» della Galleria Sabauda di Torino e il Crocifisso del Museo di Palazzo Reale, dal cui impianto iconografico a lungo i pittori genovesi trassero ispirazione.

Palazzo della Meridiana





Matteo Fochessati, da Il Giornale dell'Arte numero 383, febbraio 2018


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