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Mostre

Ho comprato solo opere incercabili

Così Vittorio Sgarbi definisce le opere della collezione di famiglia, in mostra a Ferrara

Aquila modellata da Niccolò dell'Arca per il «San Giovanni evangelista» della chiesa bolognese di San Giovanni in Monte (1478 ca), Ro Ferrarese, Fondazione Cavallini Sgarbi

«Un dono alla mia famiglia, in particolare a mio fratello Vittorio e a mia madre Caterina Cavallini, senza tralasciare i silenzi compiaciuti di mio padre Giuseppe, scrittore. Siamo una famiglia che ha consacrato una vita alla ricerca, alla scoperta, alla cura del bello»: così alcuni mesi fa Elisabetta Sgarbi, fondatrice della casa editrice La Nave di Teseo e presidente di Baldini&Castoldi, annunciava la mostra «La collezione Cavallini Sgarbi. Da Niccolò dell’Arca a Gaetano Previati. Tesori d’arte per Ferrara». La rassegna, allestita nel Castello Estense dal 3 febbraio al 3 giugno, espone 130 opere di proprietà della famiglia Sgarbi, tra le circa quattromila raccolte soprattutto, ma non solo, dallo storico dell’arte Vittorio Sgarbi, neoassessore alla cultura della Regione Sicilia.

Il percorso è diviso per stanze al piano nobile dell’ex reggia, con «sottolineature» specifiche per alcune opere importanti (già esposte in numerose occasioni in giro per l’Italia e non solo) che caratterizzano la collezione nata con criteri quasi da rabdomante. Vittorio Sgarbi infatti spiega che le opere da lui raccolte, dopo aver messo insieme migliaia di volumi d’arte, avrebbero seguito un iter preciso: «Non avrei più acquistato ciò che era possibile trovare, di cui si poteva presumere l’esistenza, ma soltanto ciò di cui non si conosceva l’esistenza, per sua natura introvabile, anzi incercabile».
Ecco dunque che la mostra si apre con uno dei pezzi principali e più interessanti della collezione Cavallini-Sgarbi, il «San Domenico» in terracotta modellato nel 1474 da Niccolò dell’Arca e collocato in origine sopra la porta «della vestiaria» nel convento della Chiesa di San Domenico a Bologna.

Nella raccolta ferrarese arriva anche un altro lavoro di Niccolò dell’Arca, l’aquila modellata per il san Giovanni evangelista della chiesa bolognese di San Giovanni in Monte, databile intorno al 1478. Seguono capitelli in marmo policromo di Domenico Gagini, scolpiti nel 1484, terrecotte di Matteo Civitali e Agostino de Fundulis e un nucleo di dipinti su tavola, eseguiti tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento da artisti quali Antonio Cicognara, Giovanni Battista Benvenuti l’Ortolano, Nicolò Pisano e Benvenuto Tisi il Garofalo.

Tra i tanti tesori del Seicento in mostra, la «Cleopatra» di Artemisia Gentileschi, «San Girolamo» di Jusepe de Ribera e il «Ritratto di Francesco Righetti» del Guercino oltre a opere di Sebastiano Filippi il Bastianino, Ippolito Scarsella lo Scarsellino e Carlo Bononi. Il percorso riunisce anche sculture di Giuseppe Mazza, Cesare Tiazzi, Petronio Tadolini e Giovanni Putti e dipinti tra Ottocento e Novecento di Gaetano Previati, Giovanni Boldini, Filippo de Pisis, Giuseppe Mentessi, Adolfo Magrini, Giovanni Battista Crema, Ugo Martelli, Augusto Tagliaferri, Carlo Parmeggiani, Arrigo Minerbi e Ulderico Fabbri. La costituzione di questa raccolta, spiegano i fratelli Sgarbi, deve molto ai familiari Rina e Bruno Cavallini e al collezionista Mario Lanfranchi.

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 383, febbraio 2018


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