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Il Giornale delle Mostre

Chi fotografa le modifiche economiche

Quattro fotografi si aggiudicano a Bologna il Mast Foundation for Photography Grant on Industry and Work

Tracy Grid (Green to Red), di Sarah Cwynar, dalla serie Colour Factory, 2017 © Sarah Cwynar

Si è inaugurata il 31 gennaio, in concomitanza con l’annuncio del nome del vincitore, la mostra del Mast Foundation for Photography Grant on Industry and Work, premio internazionale istituito cinque anni fa dalla fondazione bolognese e che si inserisce ormai tra i più prestigiosi sul piano internazionale.

Il premio, che si è sempre caratterizzato per un’attenzione specifica alla ricerca dei talenti più giovani, ma che quest’anno propone un quartetto di autori già stabilmente presente sulla scena espositiva mondiale, «ha lo scopo di documentare e sostenere l’attività di ricerca sull’immagine dell’industria, le trasformazioni che questa induce nella società e nel territorio, il ruolo del lavoro per lo sviluppo economico e produttivo».

È questo, d’altra parte, il principio ispiratore dell’intera attività espositiva e collezionistica del Mast, l’individuazione di temi e modi di rappresentazione contemporanei nella narrazione del mondo del lavoro, a livello planetario: ecco allora che i quattro finalisti affrontano tematiche di stringente attualità, con un linguaggio fotografico altrettanto attuale, che non rinuncia a utilizzare anche la forma video.

Mari Bastashevski, artista russo-danese che lavora a Losanna, presenta una selezione dal suo progetto tuttora in corso «State Business», nel quale, attraverso una fotografia documentaria e investigativa, legge alcuni fatti significativi, ma poco frequentati dai media, dell’economia e della politica mondiale, come il caso della città Flint del Michigan, nella quale i superpagati «Emergency Managers» hanno tentato inutilmente di risolvere la crisi economica, aggravando la situazione anziché migliorarla.

Un’altra crisi è quella rappresentata dalle migrazioni, per una volta non osservata dal nostro punto di vista, ma da quello di un artista cileno, Cristóbal Olivares, che racconta l’odissea di quanti fuggono dalla Repubblica Dominicana e, come da tragica abitudine, cercano di raggiungere il Cile passando tra le forche caudine degli odierni mercanti di schiavi.

Una sorta di crisi interna al modo di vivere occidentale è rappresentato invece dalla canadese Sara Cwynar, che con una fotografia fortemente contaminata e sperimentale affronta nella serie «Colour Factory» il tema della bellezza femminile e degli sforzi per raggiungerla o mantenerla, e di quanto questi sforzi siano il riflesso di politiche industriali legate all’immagine e al commercio.

Infine il giapponese Sohei Nishino, autore di un viaggio lungo il Po durante il quale ha scattando migliaia di fotografie, che una volta rientrato in studio ha stampato, ritagliato e ricomposto secondo quella tecnica del collage che lo ha già reso una figura centrale nel panorama fotografico internazionale: in questo caso, un fiume-serpente di otto metri invade le pareti del Mast, affascinante visione di un pezzo d’Italia mai visto sinora in questa forma.

La mostra, a cura di Urs Stahel, è aperta fino al primo maggio.

Walter Guadagnini, da Il Giornale dell'Arte numero 383, febbraio 2018


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