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Archeologia

A Villa Sant’Anna tra le onde erbose

Immerso nel verde di Spello, apre il Museo dei mosaici romani

Uno dei mosaici della villa romana di Spello

Spello (Pg). I mosaici romani di Spello hanno un tetto vero. Tessere policrome con motivi geometrici, una pantera, le stagioni, piante, volatili, due uomini impegnati a mescere vino con anfora e cratere: nel luglio del 2005 presso le mura (in parte di epoca augustea) che delineano il profilo urbano sulle pendici del Monte Subasio, nel tratto fra Porta Consolare e Porta San Sisto, i lavori per un nuovo parcheggio portarono in superficie i resti di una villa romana del IV secolo d.C. Gli scavi hanno restituito circa 500 mq di pavimenti a mosaico. Nel febbraio 2006 fu montata una tensostruttura per rendere visibili e proteggere queste rimanenze della dolce vita in età tardoantica. Nel luglio 2014 la tensostruttura fu rimossa per costruire un edificio adeguato. Che è terminato. Con un tetto che segue le ondulazioni del terreno e coperto a verde, il museo dei mosaici di Villa Sant’Anna apre il 24 marzo.

La soprintendente all’Archeologia Belle Arti e Paesaggio Marica Mercalli lo considera un progetto pilota per l’intero territorio regionale. I costi: 2,6 milioni di euro sono arrivati dai fondi europei gestiti dalla Regione Umbria; 650mila euro li ha spesi il Comune; un milione lo ha stanziato nel 2015 il Ministero dei Beni e Attività culturali e del Turismo.
Venti gli ambienti finora restituiti dagli scavi, di cui dieci con le decorazioni musive. «La copertura era una messa in sicurezza provvisoria, serviva una vera struttura museale», esclama il sindaco Moreno Landrini che ha seguito in prima persona il progetto e lo descrive così: «L’inserimento nel paesaggio è stato complesso. La struttura si collega con il parco archeologico e si dispone su vari dislivelli con verde intorno. L’edificio è in cemento armato con tetto in legno lamellare e a verde, con quattro pilastri e una campata unica». Desidera che tutti vedano il museo: «Su una superficie di circa duemila mq è attrezzato con bookshop, infopoint su Spello e pannelli multimediali».

Ha guidato il progetto museografico Marco Tortoioli Ricci, designer della comunicazione e docente di metodologia del progetto all’Isia di Urbino: «Il progetto architettonico è dello studio di Alfio Barabani. Le onde erbose del tetto riprendono il paesaggio e si ispirano al movimento sedimentario dalle montagne che aveva coperto la villa». Fin qui l’architettura. E l’accoglienza? «È centrale. Oggi il visitatore vuole un’esperienza immersiva che la tecnologia consente. Qui si può vedere la vita di duemila anni fa e rendere il visitatore in grado di valutare la composizione dei mosaici. Il museo offre diversi livelli di lettura: uno in chiave emotiva per un’informazione leggera fornisce spunti. Per un pubblico più attento pannelli e schede di approfondimento costellano il percorso presso la balaustra intorno ai mosaici. Sono in italiano, inglese e in braille per i non vedenti con una riproduzione del mosaico in rilievo».

Sui mosaici, è ancora Tortoioli Ricci a parlare, grandi schermi sospesi proiettano una ricostruzione tridimensionale della sala: «Un’aula didattica prepara il visitatore che può anche scaricare la app per contenuti audio lungo la visita. Dieci postazioni interattive con tablet incassati consentono ulteriori approfondimenti». Conclude il designer: «Il museo diventa la porta di accesso alla Spello preromana, romana fino a quella medievale».

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 383, febbraio 2018


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