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Mostre

Monaco di Baviera

L’oracolo del Bauhaus

Alla Pinakothek der Moderne oltre 130 opere di Paul Klee in una mostra incentrata sugli anni Venti

«Pastor Kohl», di Paul Klee © Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Sammlung Moderne Kunst in der Pinakothek der Moderne

Monaco di Baviera (Germania). Quando Walter Gropius lo chiamò nel 1920 a insegnare a Weimar, Paul Klee (1879-1940) si era già fatto un nome in Svizzera, sua futura patria, a Monaco, alla cui Accademia di Belle Arti lui, già talentuoso violinista, aveva studiato pittura, e a Berlino, dove nel 1910 e nel 1912 aveva esposto alla mostra della Secessione, nel pieno degli anni del Blaue Reiter. A quarant’anni, dopo il celebre viaggio in Nordafrica e gli studi sul colore, dopo l’esperienza nell’esercito tedesco sul fronte della Grande Guerra e la consacrazione, proprio a Monaco, con la celebre mostra del 1919, disse di se stesso: «Sono pittore!».

All’artista ispirato e vulcanico, versatile, virtuoso sperimentatore del colore, che con entusiasmo e al contempo una sorta di ultraterreno distacco insegnò ai propri allievi (i quali, affascinati dall’imperturbabile sorriso e da quella sorta di sottile, onnipresente umorismo, lo chiamavano il Buddha, «l’oracolo del Bauhaus»), la Pinakothek der Moderne dedica dal primo marzo al 10 giugno una mostra a cura di Oliver Kase ricca di oltre 130 pezzi importanti provenienti dalla propria collezione di arte moderna («Der Vollmond», 1919; «Wachstum der Nachtpflanzen», 1922; «Abenteuer-Schiff», 1927 e «Das Licht und Etliches», 1931) oltre che da MoMA, Centre Pompidou, e da musei di Tokyo, Basilea, Berna e Berlino.

Paul Klee è l’«artista pensatore» che di continuo esplora i limiti del razionale trascendendo nell’enigmatico mistero: donde il titolo della mostra «Costruzione del segreto» tratto dal suo testo scritto proprio a Weimar, «Esperimenti esatti nel campo dell’arte» dove, in risposta alle teorie di Gropius e Hannes Mayer sul legame arte-tecnologia, indaga sulla necessità di combinare nel proprio lavoro, per paradossi, arcano e ragione, gli insegnamenti del Bauhaus con il gioco, l’intuizione, un immancabile humour e il calore del colore.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 384, marzo 2018


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