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Ostacoli e ritardi contro Pompei

Ancora aperta la difficile questione dei 16 della task force tecnica di Osanna. Il nodo del nuovo direttore dell'Unità Grande Pompei

L’area archeologica di Ercolano fa parte del vasto territorio coinvolto nel Piano Strategico, tra Castellammare di Stabia e Portici

Pompei (Na). Nessuno se l’aspettava: sembrava che la marcia di Pompei verso il successo dell’«operazione salvezza», e nei tempi previsti, non avesse più ostacoli. Elogi erano arrivati anche dall’Unesco e dall’Unione Europea per la gestione efficace dei 105 milioni di fondi comunitari e statali.

Task force decapitata
Invece il 18 febbraio, all’improvviso, è stata cancellata la Segreteria Tecnica, strumento chiave della Soprintendenza diretta da Massimo Osanna. Infatti i contratti di ben 16 membri della task force di esperti che seguono i lavori nella città antica (progettazione, direzione lavori, restauri, nuovi scavi ecc.) sono scaduti il 16 febbraio. Una situazione prevista ma di soluzione non immediata: qualcosa non ha funzionato. Si sapeva da tempo che, dopo 36 mesi, i contratti a termine degli esperti di Segreteria non potevano più essere rinnovati. C’erano già proteste sindacali e interrogazioni in Parlamento contro la possibilità di assunzioni dirette senza concorso.

Eppure la Legge di Bilancio 2018 contempla il ricorso a una misura straordinaria di «stabilizzazione» in vigore dal primo gennaio e valida fino al 31 marzo 2018: la Soprintendenza può bandire una selezione, un concorso interno per titoli e colloquio, destinata proprio al personale della Segreteria Tecnica con anzianità di 36 mesi, maturati da tutti il 16 febbraio scorso. Il problema non provocherà ritardi, ha rassicurato la Soprintendenza: non ci sarà un blocco dei cantieri, i tecnici saranno sostituiti da funzionari interni di buona volontà. La procedura di selezione partirà a giorni ma il disagio e i ritardi si faranno comunque sentire in una fase ancora delicata dei lavori che dovranno essere conclusi secondo il cronoprogramma concordato con Unesco, Commissione Europea e Mibact.

Buffer Zone: tutto fermo
Un’emergenza più allarmante viene invece dai ritardi che riguardano il Piano Strategico della cosiddetta «Buffer Zone» di Pompei, cioè l’intera area vesuviana compresa nel Piano di Gestione del sito Unesco «Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata». La riunione plenaria e decisiva per le scelte dal Piano era prevista per lo scorso ottobre, ma non si è ancora tenuta. A fine dicembre è intanto scaduto l’incarico del generale dei Carabinieri Luigi Curatoli, direttore generale dell’Unità Grande Pompei, che, oltre a garantire correttezza e legalità delle gare e dei processi amministrativi nell’area archeologica di Pompei, ha coordinato per due anni il complesso iter di quel Piano Strategico che dovrebbe trasformare l’area intorno a Pompei tra Castellammare di Stabia e Portici.

Designato dal Mibact a sostituire Curatoli è un altro generale dei Carabinieri, Mauro Cipolletta: la sua nomina è stata approvata il 7 febbraio, senza opposizione, dalla Commissione Cultura della Camera e il 20 febbraio da quella del Senato. Ma ci vuole una decisione del Consiglio dei Ministri per rendere operativo l’incarico. Quanto ci vorrà? Molto probabilmente settimane, se non mesi. Così questo secondo capitolo degli accordi con l’Unesco, non meno importante di quello che riguarda Pompei, per ora è fermo.

Il Piano Strategico è previsto dalla legge 112 del 2013 e si propone di risanare le tante aree industriali dismesse, rinnovare le tante vie d’accesso ferroviarie e stradali, rilanciare il turismo e cambiare l’intera economia di nove comuni intorno agli scavi di Pompei, con quattro importanti siti archeologici oggi appena sfiorati dai flussi turistici: Ercolano, Oplonti, Stabia e Boscoreale.
È un grande piano urbanistico e archeologico che coinvolge Mibact, i nove comuni vesuviani, Regione Campania, Città metropolitana di Napoli, imprese pubbliche (Rete Ferroviaria Italiana) e una serie di imprese private, italiane e straniere, già pronte a sostenere l’onere economico maggiore sulla base di un piano condiviso da oltre 2 miliardi di euro.

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 384, marzo 2018


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