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Blockchain per registrare le opere d’arte come i bitcoin

Un simile registro digitale potrebbe conservare la storia della proprietà e il valore delle opere d’arte

I fondatori di Codex: Mark Lurie, Jess Houlgrave e John Forrest

San Francisco (Stati Uniti). Per il suo potenziale nella registrazione di copyright e provenienza di opere d’arte si parla molto della tecnologia blockchain («catena a blocchi», un registro aperto che annota le transazioni internet tra due parti in modo efficiente, verificabile e permanente), che permette il funzionamento delle criptovalute come il bitcoin. La Codex, una società fondata da Mark Lurie, Jess Houlgrave e John Forrest (da sinistra a destra nella foto) si propone di lanciare quest’anno un protocollo basato sulla provenienza, creando un registro di titoli decentralizzato, a motore blockchain, per il mercato dell’arte.

Considerato che la provenienza è un fattore determinante per fissare il prezzo di un’opera, un simile registro digitale potrebbe, a detta dei suoi finanziatori, conservare la storia della proprietà e, in tal modo, il valore delle opere d’arte. (Il primo progetto di una registrazione, analogica, per la tutela dell’autenticità mediante il deposito di una fotografia era stato proposto in Italia negli anni Settanta dalla casa editrice Bolaffi di Torino, oggi casa d’aste, Ndr). «Un collezionista potrà provare che il suo Jackson Pollock è lo stesso che qualcun altro aveva precedentemente acquistato da una rispettabile casa d’aste, anche se da allora l’oggetto è passato di mano parecchie volte, spiega Lurie, direttore generale di Codex. Un aspetto significativo della tecnologia blockchain è che non richiede a nessun proprietario di rivelare la propria identità. Una caratteristica chiave per rendere appetibile un registro di titoli».

Usando un token nativo, BidDex (token, «gettone», è un insieme di informazioni digitali in grado di attribuire un diritto di proprietà a un soggetto sulla base di informazioni registrate su una blockchain), Codex registrerà «qualsiasi informazione i collezionisti desiderino immagazzinare», per esempio fotografie, valutazioni, risultati di vendita del passato e altri documenti. «Un dato significativo è che non vengono mai richieste le informazioni personali, anche se ci aspettiamo che intermediari rispettabili inseriscano le proprie», sottolinea Lurie, aggiungendo che secondo lui acquisire le vendite all’asta è «il modo migliore per riempire in fretta il registro e assicurarsi adesioni»; per questo motivo si è associato a un consorzio di cinquemila società che vendono attraverso liveauctioneers.com o per mezzo di piattaforme online personalizzate da Auction Mobility. Queste piattaforme inizieranno ad alimentare l’applicazione per l’inserimento titoli di Codex, denominata Biddable, che consentirà ai compratori di registrarsi e partecipare immediatamente e in privato alle aste utilizzando criptovalute.

Sarah P. Hanson, da Il Giornale dell'Arte numero 384, marzo 2018


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