Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Musei

Brescia

Due novità alla Tosio Martinengo

Riapre dopo nove anni con la grande stagione dell’arte «bresciana» fino al primo Ottocento e con le arti decorative

La Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia a restauro quasi ultimato

Brescia. Dal 17 marzo la Pinacoteca Tosio Martinengo riapre nella sua sede storica, riallestita dopo nove anni di chiusura e una radicale ristrutturazione. Il progetto di riallestimento, firmato da Luigi Di Corato, direttore di Fondazione Brescia Musei, con Francesco Frangi, Stefania Buganza e Roberta D’Adda, si fonda sugli esiti degli studi che hanno generato i due volumi del Catalogo Generale (Marsilio, 2011 e 2014) nel quale le opere realizzate per Brescia, o dipinte da artisti bresciani, sono state distinte da quelle delle altre aree. Duplice il filone d’indagine: da un lato l’esame delle singole opere (che ha talora rivalutato dipinti prima trascurati), dall’altro lo studio dei nuclei collezionistici che compongono il patrimonio della Pinacoteca e degli allestimenti che si sono succeduti nei quasi 150 anni della sua storia.

Il percorso espositivo segue i medesimi criteri, con due importanti novità: da un lato, insieme ai celebri dipinti della collezione di Paolo Tosio (Sorbara, 1775-Brescia, 1842), poi integrata da altri lasciti e donazioni, figurano, inframmezzati ai dipinti, numerosi esempi di arti decorative della raccolta di Camillo Brozzoni (Brescia, 1798-1863), formata anch’essa per «educare i cittadini al bello»; dall’altro si è ampliato per la prima volta lo sguardo alla prima metà dell’Ottocento, con Angelica Kauffmann, Antonio Canova, Francesco Hayez e Bertel Thorvaldsen.

Aperto dalle testimonianze del Gotico cortese, in una sala in cui le tavole dipinte si confrontano con avori, oreficerie, smalti e medaglie, il percorso prosegue con i maestri del primo Cinquecento bresciano, Vincenzo Foppa sopra a tutti (per i restauri, cfr. lo scorso numero, p. 38), per esplorare poi la pittura del Rinascimento amata dal conte Tosio, culminante nei due dipinti giovanili di Raffaello («Angelo» e «Redentore benedicente») accostati a due opere di Moretto: l’unico artista locale apprezzato dal collezionista, che vedeva in lui «il Raffaello bresciano». Tocca poi ai capolavori di Savoldo, Romanino e, ancora, di Moretto, cui si aggiunge qui Lorenzo Lotto, che a Brescia non fu attivo ma che rappresentò un modello per gli artisti locali.

Alle opere della collezione Tosio si aggiungono poi le grandi pale e gli affreschi dalle chiese, opera di quei tre maestri bresciani, che dominano la scena anche nella mostra di Santa Giulia, per la quale, infatti, è stato realizzato un biglietto cumulativo. Dopo la pittura manierista, intrecciata a sfavillanti esempi di arti decorative, ecco Giovan Battista Moroni e Sofonisba Anguissola, poi il Seicento, illustrato dal confronto tra il classicismo di Sassoferrato e Simone Cantarini e la pittura «tenebrosa», da Luca Giordano a Johann Carl Loth. Un’altra vera emozione, dopo il grande Cinquecento, è offerta dai dipinti dal «Ciclo di Padernello» di Giacomo Ceruti il Pitocchetto, artista amatissimo dalla nobiltà locale.

E dopo le atmosfere rococò delle quattro sale successive, le due finali presentano l’arte del primo Ottocento, tratta dai lasciti «fondativi» di Paolo Tosio e Leopardo Martinengo di Barco: quest’ultimo lasciò un solo dipinto (la «Nascita del Battista» di Angelica Kauffmann), ma fu lui che, nel 1884, donò alla città il suo nobile palazzo, poi sede della Pinacoteca.

PINACOTECA TOSIO MARTINENGO

Articoli correlati

Brescia, la Pinacoteca Tosio Martinengo si mostra a Santa Giulia

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 384, marzo 2018


Ricerca


GDA settembre 2018

Vernissage settembre 2018

Vedere a Matera 2018

Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012