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Mostre

Coro d’oro

Una mostra nella Reggia di Venaria che rende visibile genialità e magistero degli ebanisti piemontesi nel Sette e Ottocento

Il Gabinetto Etrusco del Castello di Racconigi ideato da Pelagio Palagi e realizzato da Gabriele Capello nel  1833-34

Venaria (Torino). Una mostra coraggiosa, dati i tempi. Concentrata in mille metri quadrati (anche se gli spazi non mancano davvero alla Venaria) e ciononostante corrispondente agli intenti di costruire spettacolo e memoria intorno a un mestiere d’arte capace di infinite meraviglie.

Intanto una sfida è già vinta: l’appello ai collezionisti è stato raccolto in misura tale che la metà di quanto esposto proviene da prestatori privati ed è quindi visibile solo in questa occasione. Che la loro disponibilità faccia sperare in una conciliazione fra due mondi, il privato e il pubblico, spesso così reciprocamente diffidenti se non ostili? Si consoli peraltro il comune visitatore se la maggior parte di quegli arredi rimane irraggiungibile: non raramente le private collezioni sono la fase preliminare di un museo, e quindi di un ritorno alla comunità. L’altra metà del patrimonio esposto arriva dalle Residenze Reali, con le quali la rassegna intreccia una rete di interessanti rimandi.

Il titolo della mostra è «Genio e maestria. Mobili ed ebanisti alla corte sabauda tra Settecento e Ottocento». Piemontese l’ambito, Liguria compresa come vuole la storia (ed è un peccato che manchino Nizza e la Sardegna, tutte da riscoprire). 130 gli arredi esposti nelle Sale delle Arti al secondo piano della Reggia: ragioni di spazio hanno spinto la selezione verso l’eccellenza, estetica o di significato, con qualche inevitabile e perdonabile lacuna dovuta a cause di forza maggiore. L’orizzonte è stato allargato dai capolavori ai lavori, nel senso proprio del termine, cioè alla fatica in bottega, alla tecnica, alle materie, agli strumenti, alle regole professionali, ai repertori figurativi: una specie di antiporta, l’artefice come premessa all’artista.

Clou dell’esposizione è un arredo straordinario, un coro monastico di Luigi Prinotto (1685 ca-1780) rientrato in Italia al termine, si spera, di una storia che ha aspetti romanzeschi. Diversi altri pezzi di Prinotto, mai visti dal pubblico, sembrano voler sottrarre in parte questo ebanista al ruolo di eterno secondo al quale lo ha relegato la celebrità del grande Pietro Piffetti (Torino, 1701-77). Quest’ultimo peraltro non manca di dominare la scena da par suo, da Regio Ebanista per carica e da regale ebanista per immaginazione ineguagliata. La mostra rivela anche un volto diverso del maestro in meraviglie ebanistiche, una specie di seconda anima più quieta e «moderna», che si esprime in una scrivania e in un cassettone di composta, raffinatissima eleganza. Dei suoi dodici arredi presenti in mostra, sette sono inaccessibili o difficilmente accessibili, a cominciare da uno dei due fastosi cassettoni del Quirinale.

Di Giuseppe Maria Bonzanigo (Asti, 1745 - Torino, 1820) sono presenti arredi (per la prima volta il bel paliotto della chiesa di San Francesco d’Assisi a Torino) e microsculture in quantità, sue e dei collaboratori Tanadei, Marchini, Bianco: quasi una piccola mostra nella mostra. Gabriele Capello detto Moncalvo (Moncalvo, 1806 - Torino, 1877) completa il gruppo dei «grandi», che tuttavia non tolgono tutto lo spazio a personalità consacrate (come Galletti, i Ravelli, l’anglo-genovese Peters), e ad altre in meritatissima ascesa come Francesco Bolgiè, altra figura messa in ombra dall’irresistibile celebrità di un contemporaneo, Bonzanigo. Dall’avanzato Ottocento vengono restituiti i fratelli Levera, ormai industriali del mobile: un loro tavolino, in occasione delle nozze di Maria Pia di Savoia con il re del Portogallo nel 1862, è arrivato da Oporto.

La mostra è stata curata da un comitato composto, oltre che da chi scrive, da Cesare Annibaldi, Clelia Arnaldi di Balme, Elisabetta Ballaira, Enrico Colle, Stefania De Blasi, Silvia Ghisotti, Luisa Papotti e Carla Enrica Spantigati. Coordinatore e propulsore della mostra Carlo Callieri.
L’allestimento è dell’architetto Gianfranco Gritella, l’organizzazione del Consorzio Residenze Reali Sabaude, in collaborazione con il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale. Apertura dal 16 marzo al 15 luglio. Il catalogo è pubblicato da Allemandi.

REGGIA DI VENARIA

Roberto Antonetto, da Il Giornale dell'Arte numero 384, marzo 2018


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