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Varata la «Carta del paesaggio». Ma troverà ascolto?

Il ministero pubblica con le associazioni ambientaliste un documento di principi guida per chi guiderà il Paese

Paesaggio umbro con in lontananza Assisi. Foto di Stefano Miliani

Roma. Un messaggio con qualche linea guida per chi si appresta a governare il Paese affinché abbia a cuore la salvaguardia dei paesaggi e anche di quei territori che godono senza merito dell’etichetta di Belpaese. Tale vuole essere la Carta Nazionale del Paesaggio con cui la sottosegretaria al Ministero dei Beni culturali e del Turismo Ilaria Borletti Buitoni intende coronare «il percorso avviato con gli Stati Generali nell’ottobre scorso e il lavoro svolto dall’Osservatorio Nazionale del Paesaggio». Sotto, in allegato, trovate in pdf l’intero documento che enuncia principi da difendere e troppo frequentemente elusi o traditi.

Indicare strategie
Chi ha steso il testo suggerisce che un paesaggio tutelato può anche contribuire a «contrastare degrado sociale e illegalità», esorta a «contrastare l’abusivismo» e suggerisce «politiche per il paesaggio rurale agrario e forestale». La Carta non scende molto nei dettagli. Vuole invece indicare strategie per governare il paesaggio, promuovere una cultura che lo riconosca come valore primario, che comprenda come un luogo ben tutelato può contribuire anche alla lotta alla criminalità perché è noto che un luogo degradato incide anche sui comportamenti sociali. È positivo che al documento abbiano partecipato associazioni quali Fai, Italia Nostra, Legambiente, Wwf oltre all’Ordine degli architetti perché chi progetta non può esimersi da una presa di coscienza né essere visto come nemico.

Per Borletti Buitoni, in uno degli ultimi atti del suo incarico, il testo è un atto di fiducia e un incitamento: «Il nostro obiettivo è sollecitare le istituzioni affinché provvedano a tradurre in mirate politiche e normative quanto puntualmente indicato dalla Carta nazionale del Paesaggio italiano, nella speranza che il paesaggio venga finalmente messo al centro di tutte quelle politiche pubbliche che vogliono contribuire ad uno sviluppo sostenibile e a migliorare la qualità della vita dei cittadini incidendo sul contesto in cui vivono».

Il documento verrà ascoltato o nasce afono?
L’inciampo purtroppo sta qui: in campagna elettorale sull’argomento le forze politiche non si sono spese molto. Anzi. Luigi Di Maio dei 5Stelle in un’intervista del 13 agosto 2017 a «Repubblica» esclamava: «Non puoi voltare le spalle a quei cittadini che oggi si ritrovano con una casa abusiva a causa di una politica che per anni non ha fatto il suo dovere». Come a dire che i responsabili delle case abusive sono stati solo e soltanto i politici in carica in passato.

Silvio Berlusconi il 7 febbraio al programma radio 24 Mattino contemplava «la possibilità di una sanatoria edilizia per quello che si chiama l’abusivismo di necessità». L’abusivismo edilizio era e resta sdoganato. Non bastasse, Salvatore Settis proprio agli Stati Generali del Paesaggio a Roma il 25 ottobre scorso aveva fondatissime ragioni per trovare «scandaloso che la legge sul consumo del suolo ancora aspetti da anni in Parlamento». Diventa pertanto legittimo chiedersi se, al di là delle chiacchiere di rito, la protezione del paesaggio starà concretamente a cuore a chi guiderà il Paese.


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