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Il Giornale delle Mostre

Madame de Pompadour in colori pastello

Per la prima volta al Louvre dopo il restauro 130 pastelli del Sei e Settecento

«Ritratto in piedi della marchesa di Pompadour», ante 1755, di Maurice Quentin de La Tour , Parigi, Musée du Louvre

Parigi. Il Louvre conserva una cospicua collezione di pastelli francesi ed europei in cui figurano opere di Jean-Étienne Liotard, Jean-Baptiste Siméon Chardin, Jean-Marc Nattier, François Boucher, Élisabeth-Louise Vigée Le Brun, Maurice Quentin de La Tour e altri. I pastelli, che per ragioni conservative non sono in esposizione permanente, sono stati restaurati in occasione della pubblicazione del primo inventario a colori in edizione bilingue (francese/inglese), frutto di anni di ricerche condotte dal Dipartimento di Arti grafiche del Louvre diretto da Xavier Salmon.

Ora per la prima volta dal 1972, il museo metterà in mostra una selezione di centotrenta pastelli dal 7 giugno al 10 settembre: «En societé. Pastelli del Louvre del XVII e XVIII secolo». Tra questi spiccherà il «Ritratto in piedi della marchesa di Pompadour», opera realizzata prima del 1755 da Maurice Quentin de La Tour (1704-1788), eccezionale sia per le dimensioni, molto maggiori rispetto ai pastelli realizzati fino a quel momento, sia per il soggetto: la celebre marchesa dalla personalità ribelle, donna di raffinata cultura e mecenate dell’arte, della letteratura e di tutte le eccellenze dell’epoca di Luigi XV, amica di Voltaire e dei philosophes e sostenitrice dell’Encyclopédie.

L’opera, realizzata su dieci fogli di carta incollati fra loro con grande precisione dall’artista stesso, era fortemente danneggiata: la parte anteriore presentava buchi e strappi, la polvere si era infiltrata ovunque e sul colore si erano depositati dei filamenti di miceli che sono stati rimossi uno a uno.

Il restauro è stato finanziato dal gruppo Canson® e condotto, sotto la guida della responsabile del laboratorio di restauro del Dipartimento di Arti grafiche Valentine Dubard, direttamente nella sala in cui il pastelllo è conservato poiché la fragilità ne impediva lo spostamento. Il supporto è stato rinforzato sul retro da diversi strati di cartone e da un «mollettone» in poliestere affinché non risenta delle vibrazioni e sia impenetrabile alla polvere, mentre i colori del pastello sono tornati vividi.

Chiara Pasetti, da Il Giornale dell'Arte numero 384, marzo 2018


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