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Roma

Dietro le quinte di Venezia

A Palazzo Braschi 62 opere di Canaletto per i 250 anni dalla morte

Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, «San Giorgio Maggiore: dal Bacino di San Marco», ca 1732-33 olio su tela, cm 46,3 x 63,2 Boston, Museum of Fine Arts, Bequest of William A. Coolidge, 1933.34 © 2018. Museum of Fine Arts, Boston. Tutti i diritti riservati / Scala, Firenze

Roma. Dopo la mostra «Canaletto & the Art of Venice» chiusa a novembre a Buckingham Palace (da maggio sarà alla Queen's Gallery, Palace of Holyroodhouse), dall’11 aprile al 19 agosto è Palazzo Braschi a celebrarne i 250 anni dalla morte esponendo il più grande nucleo di sue opere mai esposto in Italia: 62 opere tra tele e disegni, oltre a materiale documentario, lettere e stampe.

«Canaletto 1697-1768» (catalogo Silvana Editoriale), a cura di Bożena Anna Kowalczyk, documenta l’intero percorso dell’artista che ha rivoluzionato il genere della veduta: dai primi anni di collaborazione col padre Bernardo, pittore di scenografie teatrali da cui eredita il senso della prospettiva e l’abilità nell’uso di luci e ombre, al primo viaggio a Roma dove ammira le vedute di Codazzi, Pannini e Van Wittel, alle prime importanti committenze a Venezia, all’incontro col mercante, collezionista e poi console britannico Joseph Smith, ai dipinti celebrativi come quelli sul Bucintoro (in mostra «Bucintoro di ritorno al Molo il giorno dell’Ascensione» del Museo Pushkin), al decennio in Inghilterra (1746-56), al periodo finale di nuovo a Venezia, dove morirà povero.

Le opere arrivano da tutto il mondo, con una ventina di dipinti mai esposti prima in Italia. Tra i capolavori anche due tele della Pinacoteca Agnelli, «Il Canal Grande da nord, verso il ponte di Rialto» e «Il Canal Grande con Santa Maria della Carità», esposte per la prima volta assieme al manoscritto di Lucca che ne riferisce le circostanze di commissione e realizzazione, le due parti della tela «Chelsea da Battersea Reach» tagliata ante 1802 e riunita qui per la prima volta (la parte sinistra arriva da Blickling Hall, National Trust, Regno Unito, quella destra dal Museo Nacional de Bellas Artes dell’Avana), una sala tutta dedicata alle vedute di Roma della maturità, dipinte sulla base di propri disegni o stampe di Falda, Specchi e altri. I disegni vanno dai piccoli studi preparatori ai grandi formati realizzati per i collezionisti o per le incisioni, come «L’incoronazione del doge sulla Scala dei Giganti» della serie delle «Solennità dogali» in prestito da Jean-Luc Baroni Ltd di Londra.

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 385, aprile 2018


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