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Mostre

Un volto nella notte

Opere recenti di Andrea Martinelli nel Palazzo Ducale di Urbino

Andrea Martinelli fotografato da Gianni Berengo Gardin © Gianni Berengo Gardin

Urbino. Il volto, l’ombra, la memoria è la triade che riassume compiutamente il lavoro di Andrea Martinelli (Prato, 1965) e che non a caso l’artista toscano ha scelto come titolo di un volume (edito da Le Lettere) uscito nel 2017 che raccoglie i suoi diari.

Ritratti percorsi, anche quando sono sorridenti, da un velo perenne di malinconia, quella derivante dalla coscienza della caducità del corpo, volti solcati da rughe che raccontano la storia dei soggetti, sono i protagonisti della sua opera, che torna alla ribalta a Palazzo Ducale in una mostra, visitabile fino al 30 maggio, curata da Vittorio Sgarbi. Si tratta di una quarantina di opere, alcune anche di grande formato nonostante l’elaborata tecnica che le contraddistingue, eseguite nell’ultimo decennio. Che cosa è cambiato nei dipinti, sempre saldamente ancorati a una magistrale tramatura segnica, di questo ossessivo indagatore di espressioni, rughe ed epidermidi, in questo rovello che da trent’anni non abbandona l’artista, sin da quando, giovanissimo, venne scoperto da Giovanni Testori? A parte una perizia sempre più raffinata e la controllata adozione di lacerti cromatici solo un poco più brillanti rispetto a un recente passato, nulla sembra mutato.

La «registrazione» del tempo è un lavoro di scavo che deve procedere con la cautela di un archeologo della condizione umana, attento a non cancellare nessun segno portatore di preziose, ancorché anonime e «comuni», memorie. Ma il tempo è anche il presente, e negli ultimi anni, nella produzione di Martinelli si sono affacciati elementi visionari, legati a una contemporaneità di cui l’autore avverte il disagio. Nasce da questi turbamenti un «Papa arabo» dal volto satanico. Un’adesione all’islamofobia dello scrittore Houellebecq? Di sicuro un’opera ambigua, il cui messaggio è racchiuso nel detto arabo riportato nel collare dello strano pontefice: «Esamina ciò che viene detto, non colui che parla».

«L’ombra, gli occhi e la notte» compongono la nuova triade indicata da Martinelli per sintetizzare, in un titolo, una mostra che opportunamente, oltre alle fotografie della sua compagna Martina Jones Lombardi, dedicate alla sfera più intima dell’artista, è accompagnata in catalogo (Maggioli editore) dai testi di uno psichiatra innamorato della figurazione (Paolo Crepet) e di un narratore affascinato dalle narrazioni d’altri (Moni Ovadia).

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 385, aprile 2018


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