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Fotografia

La mostra dei destini incrociati

All'Istituto Italiano di Cultura di Parigi l'omaggio fotografico degli Archivi Alinari a Italo Calvino

Firenze. Studio dello scultore Lorenzo Bartolini, 1856-57, Archivi Alinari, Firenze

Un dialogo inedito e suggestivo tra la prosa di Italo Calvino e le immagini dei Fratelli Alinari è al centro della mostra «Gli Archivi Alinari e la sintassi del Mondo. Omaggio a Italo Calvino», che si tiene fino al 4 maggio all’Istituto italiano di Cultura di Parigi (Iicp).

L’incontro tra lo scrittore e l’antica azienda fotografica (nata a Firenze nel 1852) è il risultato della collaborazione tra due istituzioni. Da un lato, l’Iicp che possiede un ampio fondo letterario legato a Calvino (al quale tra l’altro ha intitolato la sua biblioteca sin dal 1998), circa 850 volumi con le traduzioni delle opere pubblicate in varie lingue e un ampio corpus saggistico. Dall’altra, gli Archivi Alinari, che conservano un patrimonio di oltre 5 milioni di fotografie.

L’universo evocato in Il castello dei destini incrociati, breve romanzo fantastico che Calvino scrisse nel 1969 nel volume Tarocchi. Il mazzo visconteo di Bergamo e New York, è messo in parallelo con gli scatti selezionati negli archivi fiorentini da Christophe Berthoud, storico della fotografia, che aveva curato la mostra nel 2012 per il festival di fotografia Les Rencontres d’Arles (che quest’anno si terrà dal 2 all’8 luglio).

Fanno da filo rosso della mostra le carte dei tarocchi che rappresentano la «macchina narratrice» del racconto di Calvino, la storia di alcuni viandanti che, dopo essersi smarriti in un bosco, trovano rifugio prima in un castello, poi in una taverna. Qui scoprono di aver perso l’uso della parola e hanno l’idea di raccontare le loro storie attraverso le carte. «Appassionato dei giochi letterari dell’Oulipo, del quale, dal 1973, è uno dei principali membri insieme a Georges Perec e Raymond Queneau, Italo Calvino, ha spiegato Christophe Berthoud, s’impone una regola: "Disporre le carte in un ordine che contenesse e comandasse la pluralità dei racconti". Quest’ordine è espressamente reso noto nel libro attraverso una tavola composta dalle 78 lame dei tarocchi che egli paragona a una tavola dei mestieri, a uno schema di parole crociate con le figure al posto delle lettere, o ancora a un labirinto, un puzzle. La scommessa, ha aggiunto il curatore, è stata quella di protrarre il gioco nello spazio della mostra».

Luana De Micco, edizione online, 24 aprile 2018


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