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Aperto per restauri

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Nanni apprezzerebbe

Gli Atti della Sisca, 43 omaggi a Sciolla

Dedico questo mio intervento a Critica d’arte e tutela in Italia: figure e protagonisti nel secondo dopoguerra. Atti del Convegno del X anniversario della Società Italiana di Storia della Critica d’Arte (Sisca) - Perugia, 19 novembre 2015, a cura di Cristina Galassi (686 pp., Aguaplano, Passignano sul Trasimeno 2017, € 50).

Se vogliamo capire meglio di che cosa si occupi la Sisca, associazione nata all’interno del settore disciplinare L-Art/04 intitolato «Museologia e Critica Artistica e del Restauro», leggeremo dal suo sito che gli argomenti sono «l’analisi delle fonti, delle varie tipologie della letteratura artistica e degli orientamenti della critica dal medioevo al dibattito contemporaneo, lo studio delle tecniche artistiche e delle arti applicate, nonché dei problemi riguardanti la tutela, la conservazione e il restauro, l’indagine sulla storia del collezionismo, del museo e della ricezione delle opere d’arte e degli artisti, infine gli orientamenti della didattica e della formazione nel settore della scuola e dell’università relativamente ai beni artistici e culturali».

Ci si potrebbe domandare in che cosa tutto ciò si diversifichi dalla Storia dell’Arte tout court, e in effetti la distinzione appare di comodo, più burocratico-amministrativa che reale; l’L-Art/04 non è ancillare alla Storia dell’Arte. Gran parte degli autori dei contributi del presente volume del resto sono ben conosciuti per i loro studi più specificamente storico artistici; a cominciare da colui che aperse il Convegno nel 2015 e che leggiamo oggi a dare l’avvio al volume degli Atti con uno scritto magistrale sulla critica d’arte in Italia nel periodo della Ricostruzione, il compianto Gianni Carlo Sciolla. Fra i massimi rappresentanti di questi studi nel Novecento, Nanni (come lo chiamavamo familiarmente nell’ambiente) Sciolla, mancato il 2 marzo 2017 a settantasei anni, ha rivolto i suoi interessi, i suoi scritti e i suoi insegnamenti più o meno a tutte le aree di ricerca elencate sopra.

Era nato a Biella perché il padre medico aveva lasciato Torino per la sua opposizione al regime, diventando condotto a Netro, nelle Prealpi biellesi. Nanni ha percorso un articolato curriculum universitario fra Udine, Pavia e Torino, dove aveva creato nel 2000 un modello di Istituto che nella Facoltà di Scienze della Formazione riuniva esemplarmente, unico in Italia, i tre ordinariati di Storia e Critica dell’Arte (lui), Museologia (Michela di Macco) e Storia e Tecniche del Restauro (io). Era uno di quei piemontesi di fisico non imponente e di tratto sommesso, cortese ma determinato, che a me ricordava, ad esempio, Massimo Mila; anche nella passione per la montagna, sì che Nanni teneva nel suo studio, al sesto piano di Palazzo Nuovo, la foto che lo ritraeva insieme col figlio in cima al Monte Bianco.

Gli autori dei contributi non potevano certo sapere che la pubblicazione di questi Atti sarebbe divenuta un omaggio postumo alla memoria di Nanni Sciolla. Ma sono certo che nelle quarantatré relazioni di questo volume di quasi settecento pagine, Nanni si sarebbe entusiasticamente riconosciuto, identificandovi tutte le componenti della sua personalità di studioso e di uomo. La lettura dei saggi offre un panorama appassionante sulle varie declinazioni assunte dagli studi di critica d’arte (nel senso lato di cui sopra) nell’Italia del dopoguerra, con le necessarie estensioni cronologiche al prima e al dopo.

Menzionarne soltanto qualcuno comporta far torto agli altri, ma è inevitabile. Ricordo allora che da queste pagine, dopo i saggi fra critica ed estetica di Franco Bernabei, Angelo Trimarco e Riccardo Lattuada, escono approfonditamente studiate personalità della storia dell’arte italiana del Novecento come Carlo Ludovico Ragghianti (ad opera di Antonino Caleca, Tommaso Casini, Marta Nezzo), Decio Gioseffi (Nicoletta Zanni, Maurizio Lorber), Corrado Maltese (Clelia Galassi, Simona Rinaldi), Wart Arslan (Alessandra Casati, Gianpaolo Angelini). E trovano utile divulgazione altri forse meno conosciuti, come Costantino Baroni (Alessandro Rovetta), Giuseppe De Logu (Alberto Cottino), Maria Vittoria Brugnoli (Enzo Borsellino, Monica Miniati).

Sono stato particolarmente gratificato del bel ricordo di Piero Scarpellini, personalità spesso anticonformista e innovatrice, dovuto a Cristina Galassi. Un elemento di particolare interesse è offerto da tre pagine inedite di un grande autore come Michael Baxandall su Piero della Francesca, definito pittore «eloquente» in contraddizione alla famosa definizione (la sua, «arte non eloquente») di Bernard Berenson, pubblicate da Ariana De Luca. Propongo infine un’unica citazione, fra le mille possibili: laddove Giuliana Tomasella, dell’Università di Padova, riferendosi a un articolo sul Guercino di Giuseppe Raimondi (1957), scrive della «permeabilità del confine fra narrazione e critica d’arte, per cui il racconto trascolora in pagina critica, vi trapassa quasi per dissolvenza».
Un bell’esempio di ecfrasi (traduzione di immagini con parole), che Nanni avrebbe apprezzato.

Giorgio Bonsanti, da Il Giornale dell'Arte numero 385, aprile 2018


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