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Tra Buddha e Canto-pop

Cina contemporanea al Guggenheim di New York

«Dear, can I give you a hand?» (particolare, 2018) di Wong Ping. Solomon R. Guggenheim Museum, New York, The Robert H. N. HoFamily Foundation Collection 2018.18 © Wong Ping

New York. Dal 4 maggio al 21 ottobre l’arte cinese è protagonista al Solomon R. Guggenheim Museum di New York. In queste date la Robert H. N. Ho Family Foundation Chinese Art Initiative, un programma di ricerca e curatela dedicato all’arte contemporanea cinese e fondato nel 2013, installa nel museo dell’Upper East Side il suo terzo e ultimo progetto espositivo.

Si tratta di una collettiva che riunisce nuove commissioni prodotte da cinque artisti cinesi viventi. «One Hand Clapping», titolo della mostra, è una riflessione sul futuro dell’umanità: un avvenire tecnocratico e postglobalizzato, distopico e a tratti surreale, come lascia intendere il titolo («Applaudire con una sola mano»), allusione a un indovinello buddhista e a un pezzo musicale Canto-pop.

«Per questa fase conclusiva del programma abbiamo invitato cinque artisti a pensare a come l’arte che immagina il futuro possa anche rispecchiare il presente e il passato», afferma Xiaoyu Weng, curatore della mostra insieme a Hou Hanru, direttore artistico del MaXXI di Roma. E continua: «I nuovi lavori in mostra, ispirati da un’acuta critica sociale e da un certo senso dell’umorismo, incoraggiano e suggeriscono nuove possibilità per l’arte del futuro».

Wong Ping presenta qui un’installazione multimediale il cui fulcro è un disegno animato osé, che esplora la tensione tra una popolazione urbana sempre più vecchia e il ritmo inarrestabile dell’economia digitale. Accanto al progetto di realtà virtuale di Lin Yilin, che riproduce l’esperienza di un giocatore di basket professionista, il lavoro di Cao Fei dipinge un drammatico scenario futuro dominato dall’automazione.

Oltre ai dipinti e alle sculture di Duan Jianyu, che rappresentano un paesaggio surreale derivante dalla fusione tra rurale e urbano, infine, la mostra include un ambiente sonoro di Samson Young (il protagonista del padiglione di Hong Kong alla Biennale di Venezia 2017), composto da una serie di strumenti musicali immaginari, i cui suoni sono stati fabbricati digitalmente dall’artista.

Federico Florian, da Il Giornale dell'Arte numero 386, maggio 2018


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