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Mostre

Barry x Panza

A Varese e Milano un pupillo californiano del collezionista

Barry X Ball con due sue teste ritratto

È anche un omaggio a Giuseppe Panza di Biumo, il grande collezionista scomparso nel 2010, la mostra «Barry X Ball. The End of History», che si svolge sino al 9 dicembre a Villa Panza (da lui donata al Fai insieme alla collezione), in contemporanea con «Barry X Ball interpreta la Pietà Rondanini», al Castello Sforzesco di Milano.

Giuseppe Panza amava molto l’opera di Ball, per la dimensione etica e spirituale, oltre che estetica, del suo lavoro e Anna Bernardini, direttrice di Villa e Collezione Panza, con Laura Mattioli, collezionista e fondatrice del Center for Italian Art di New York, gli ha aperto gli spazi della villa e vi ha riunito 55 sue opere, dai primi lavori su fondo oro fino ai recenti «Portraits», con una sezione dedicata ai «Masterpieces».

Barry X Ball ha sempre voluto rendere omaggio all’arte del passato, in cerca, dice, «di quell’intensità che la caratterizzava, e che nel presente fatico a riscontrare». Innamorato della grande arte europea, specialmente italiana, l’artista californiano (1955) si serve da qualche tempo di sofisticate apparecchiature con le quali digitalizza le opere dei musei e crea opere con le quali affronta il nodo concettuale dell’unicità e serialità dell’opera d’arte. Servendosi di metalli e di marmi preziosi, dà vita ai «Masterpieces», grandi sculture con cui rivisita opere come «Ermafrodita dormiente», ricreandolo nel marmo nero del Belgio, ma realizza anche ritratti policromi di contemporanei, da Laura Mattioli a Matthew Barney, non meno preziosi seppure di minori dimensioni.

Culmine dei «Masterpieces» è l’inedita «Pietà», installata, per la cura del Soprintendente del Castello Claudio Salsi, e Laura Mattioli, nella Sala degli Scarlioni del Castello Sforzesco, dove si trovava l’originale di Michelangelo prima di essere trasferito nel contiguo Museo della Pietà Rondanini. E qui, in dialogo con la sua nuova «Pietà», trova posto lo «Pseudogroup of Giuseppe Panza» (1998-2001), l’opera con cui l’artista ha inaugurato il nuovo corso del suo lavoro.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 386, maggio 2018


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