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Confcultura lascia Confindustria

L'organizzazione presieduta da Patrizia Asproni entra in Confini

Il bookshop di Galata-Museo del Mare di Genova

Roma. Negli ultimi tempi si è accentuato l’esodo degli iscritti a Confindustria. Dopo un duro contrasto se n’è andata anche Confcultura, che raccoglie oltre trenta imprese che si occupano dei servizi aggiuntivi nei musei: accoglienza, biglietteria, bookshop, ristorazione, mostre, audioguide, la maggioranza di quelle specializzate nel settore. Tra le più note Mondadori Electa, Giunti, MondoMostre, D’Uva Workshop, Enjoy Museum, Best Union Company, Ticketone.

La presidente Patrizia Asproni ha comunicato la decisione allo stesso presidente di Confindustria Vincenzo Boccia con una lettera formale nella quale spiega che «è fallito l’obiettivo di costruire un solido legame tra cultura e mondo dell’impresa nel segno di una forte innovazione e liberalizzazione» e denuncia anche le «pesanti ingerenze da parte dei rappresentanti della Confindustria nella governance» di Confcultura.

I rapporti erano degenerati soprattutto quando, nel dicembre del 2016, Federico Landi, direttore dell’«area sistema associativo» di Confindustria, aveva inviato a Confcultura un ordine scritto nel quale si comunicava che Patrizia Asproni non poteva più essere rieletta presidente di Confcultura a causa di nuove direttive confindustriali che esigevano la rotazione delle cariche. Una vera «ingerenza» nell’autonomia decisionale, secondo Confcultura, un chiaro tentativo di imporre una nuova presidenza più disposta a seguire le direttive della Confederazione. Il diktat era stato respinto dal CdA di Confcultura che nel 2017 ha poi rieletto la Asproni alla presidenza.

Dopo la rottura con Confindustria, il mese scorso Confcultura ha aderito a Confimi, un’organizzazione di circa 28mila imprese, molte delle quali uscite da Confindustria. La scelta, ha detto la Asproni, «va nella direzione di associarsi con chi ha più contatto con il territorio e con le altre imprese italiane più dinamiche e innovative. Confindustria non ci corrispondeva più: abbiamo bisogno di fare rete, di semplificazione, di futuro. Le sovrastrutture costose e burocratiche non fanno per noi».

Nel 2001 Patrizia Asproni era stata tra i fondatori di Confcultura, e da allora l’ha presieduta; l’Associazione aveva aderito a Confindustria nel 2006, entrando a far parte della Csit, Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici. Oggi la Asproni è anche direttrice di Giunti Cultura e presidente del Museo Marino Marini di Firenze, dopo essere stata, fino a pochi mesi fa, presidente della Fondazione Torino Musei.

Quello dei «servizi aggiuntivi», previsto dalla Legge Ronchey del 1993 è un mercato di nicchia, che vale circa 200 milioni di euro, ma le imprese private in concessione gestiscono soprattutto un insieme di attività indispensabili al successo della discussa riforma Franceschini che punta proprio sulla valorizzazione dei luoghi d’arte e quindi anche su migliori servizi al pubblico.

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 386, maggio 2018


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