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Archeologia

Milites romani pietrificati

I celebri megaliti di Carnac sono al centro di un progetto di salvaguardia

Allineamenti di Carnac. Cortesia Wikipedia Commons

Carnac (Francia). Secondo una leggenda i megaliti di Carnac sarebbero migliaia di soldati romani trasformati in pietra da san Cornelio, papa nel III secolo d.C., mentre fuggiva dall’esercito di Cesare. La scena è rappresentata sulle vetrate della chiesa di Carnac, luogo di pellegrinaggio fino agli anni Sessanta.

Di leggende sul singolare ed enigmatico allineamento di pietre preistoriche ne esistono tante. La tradizione popolare attribuisce loro dei poteri magici. In un’incisione del 1887 di Henri du Cleuziou, delle fate danzano tra le pietre in una notte di Luna piena. Sembra anche che, una volta l’anno, nella notte di Natale, le pietre prendano «vita» per scendere verso il mare. Tornando alla realtà, l’allineamento di megaliti di Carnac, uno dei più estesi al mondo, fu eretto 6mila anni fa dagli uomini del Neolitico (V-III secolo a.C.).

«Per anni si è pensato che fosse opera dei Galli. I fumetti di Asterix ne alimentavano il mito. Il metodo del carbonio 14 ha risolto una volta per tutte la questione della datazione», ha spiegato Jacques Buisson-Catil, amministratore dei siti megalitici di Carnac, Locmariaquer e Barnenez. A Carnac si contano circa tremila «menhir» («pietra lunga» in bretone), disposti con regolarità nella campagna, su tre siti: il Ménec, con 1.050 pietre in 11 file su 950 metri, il Kermario, con il suo monumentale dolmen («tavola di pietra»), un sepolcro collettivo tipico del Neolitico, e il Manio, dove le file di menhir scavalcano un tumulo funerario.

Il sito (quasi 30mila visitatori nel 2017) è iscritto dal 1996 alla Lista indicativa dell’Unesco, ma non è ancora Patrimonio mondiale dell’umanità. Un’«anomalia», secondo il sindaco di Carnac, Olivier Lepick, a cui si intende porre rimedio.

Dopo 18 mesi di lavori (per la direzione del Centre des Monuments Nationaux, l’ente pubblico che gestisce il monumento) e un investimento di 3,5 milioni di euro, ha aperto, presso il Ménec, la nuova Maison des Mégalithes. Uno spazio di mediazione (gratuito) che, tramite schermi e modellini tattili, ripercorre la storia dei megaliti di Carnac e fornisce delle chiavi di interpretazione.

In uno spazio modulabile si tiene fino al 30 giugno una mostra su Zacharie Le Rouzic (1864-1939), archeologo e fotografo che ai primi del Novecento condusse gli scavi sul sito Si sta realizzando anche un «sentiero dei megaliti» che comprende gli allineamenti di Kerlescan (a nord del Manio) e il colossale tumulo di Saint-Michel, che ricopre due camere sepolcrali. Un itinerario organizzato necessario per proteggere il sito che in passato ha subito degradi nei momenti di maggiore frequentazione (ormai da aprile a settembre la visita degli allineamenti si fa a numero chiuso).

I lavori in corso rientrano nel lungo progetto di iscrizione all’Unesco che ha accumulato numerosi ritardi. Un fascicolo «che richiede tempo soprattutto per la sua complessità», ha spiegato Buisson-Catil. Esso si estende ben oltre Carnac, coinvolgendo 26 comuni del golfo del Morbihan e della baia di Quiberon, in un terrritorio che conta più di 500 monumenti megalitici, tra cui il colossale Cairn de Barnenez, considerato il «più antico mausoleo d’Europa».

Un primo progetto di iscrizione all’Unesco, sviluppato negli anni ’90, che prevedeva la creazione di un maxiparcheggio e diverse boutique, aveva incontrato l’opposizione degli abitanti della regione che temevano l’arrivo in massa dei turisti e la perdita di autenticità dei luoghi, nonché le espropriazioni dei terreni da parte dello Stato. Difficoltà amministrative e politiche hanno ulteriormente rallentato la pratica.

Il nuovo progetto, centrato sul principio di salvaguardia, è portato avanti dal 2014 dall’associazione Paysage de Mégalithes. Lo scorso ottobre il Comitato nazionale dei beni francesi del patrimonio mondiale ha convalidato il «valore universale eccezionale» dei siti megalitici bretoni. Un comitato scientifico internazionale, presieduto dal paleoantropologo Yves Coppens, professore emerito del Collège de France, è incaricato di censire ogni singolo dolmen, menhir e tumulo della regione. «Per completare il dossier serviranno ancora un paio di anni», spiega Jean-Baptiste Goulard, delegato generale di Paysage des Mégalithes. «Quindi bisognerà aspettare che la Francia scelga il nostro dossier come suo candidato alla lista dell’Unesco, continua Goulard, sapendo che ogni Paese può presentare un solo sito all’anno, e che non siamo i soli in attesa».

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 386, maggio 2018


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