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Musei

Musei «verdi» attorno al tavolo

Uno strumento operativo e condiviso per gli istituti autonomi

Una veduta panoramica di Villa d'Este a Tivoli

Roma. Si chiama «Tavolo verde» l’iniziativa, partita da musei e istituti autonomi, per incontri tecnici periodici interamente dedicati agli aspetti soprattutto gestionali e conservativi di tutte quelle realtà che hanno una profonda anima verde, dove cioè architettura, archeologia, natura e ambiente formano un unicum inscindibile.

Ideatore e capofila del progetto non poteva che essere l’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este diretto da Andrea Bruciati, «perché il nostro patrimonio copre tutte le casistiche legate al verde per quanto riguarda la tutela e la promozione: parco archeologico, giardino all’italiana ma anche aree di tipo produttivo, con l’uliveto di Villa Adriana che conta 3.500 piante che oggi producono olio biologico», spiega Bruciati.

Il Tavolo verde vuol essere una piattaforma comune che funzioni da stimolo al Ministero dei Beni e delle Attività culturali, in cui studiare e definire azioni, programmi e progetti da svolgere in maniera coordinata e solidale. Il 26 marzo si è tenuto il primo incontro alla Direzione generale Musei (il prossimo sarà a Tivoli il 14 maggio), con Bruciati insieme ai direttori di Gallerie degli Uffizi di Firenze, Reggia di Caserta, Museo storico e parco del Castello di Miramare, Musei Reali di Torino, Museo e Real Bosco di Capodimonte.

«Siamo molto soddisfatti di questo primo incontro, che ci ha visto concordi nel porre in evidenza delle pratiche gestionali differenti rispetto ai beni monumentali e museali, ha commentato Bruciati. Ritengo che per delle strutture organiche e anfibie, come quelle che hanno un’anima verde, sia fondamentale una diversa azione operativa. Partire da un’analisi accurata dei parametri qualitativi e quantitativi della vegetazione e delle funzioni prevalenti, affiancata in una prima fase a un piano di gestione oculato e particolareggiato, è una funzione essenziale e primaria per un ente sensibile al proprio tesoro all’aperto».

In effetti i problemi sono tanti e soprattutto molto diversi da quelli di un tradizionale museo al chiuso. E poi parlare di verde confonde, si pensa che sia pertinente ad altri ministeri. Il Mibact in realtà se ne è sempre curato poco, anche se questo primo incontro è stato accolto con entusiasmo dal direttore generale dei Musei Antonio Lampis, probabilmente anche perché si è subito posto come uno strumento operativo partito «dal basso», dagli stessi direttori.

Fare un piano di gestione di realtà miste di questo genere è molto diverso dal farlo per un tradizionale museo al chiuso. Parliamo di realtà più fragili, più soggette a consumo, più mobili e legate alla temporalità delle stagioni (una potatura non si può rimandare, un restauro spesso sì). Non si tratta solo di spese manutentive elevate all’interno dei bilanci, e quindi di una richiesta di fondi specifici, ma anche di professionalità oggi non contemplate: «Non abbiamo un agronomo in organico ed è gravissimo: è come avere un ponte di Calatrava senza avere un architetto per la manutenzione», rileva Bruciati. Gli appuntamenti lui li vorrebbe a cadenza bimestrale, ma soprattutto di volta in volta in sedi diverse, per dare la giusta importanza all’identità e alle caratteristiche di ogni singolo istituto e per ribadirne la connotazione territoriale forte, anche se poi i problemi gestionali sono simili per tutti, nonostante la varietà di tipologie, epoche, dimensioni.

C’è un deficit di riconoscimento da parte del pubblico, che vive questi «musei verdi» alla stregua di parchi cittadini mentre sono ben altro. E c’è una fragilità intrinseca, essendo spazi nati per pochi privilegiati (re, nobili, principi della chiesa) e che oggi subiscono una pressione antropica fortissima. «Ogni giorno, riassume Bruciati, siamo immersi in un museo fluttuante e biologico che risponde a precise categorie temporali, fluide e metamorfiche, che necessitano di cure continue, volte a un restauro attivo che si dispiega in archi stagionali diversi. La gestione di un bene così articolato e fragile deve essere operata da tecnici e professionisti, che assommano sincreticamente competenze scientifiche a una sensibilità culturale, spesso misconosciuta».

Federico Castelli Gattinara , da Il Giornale dell'Arte numero 386, maggio 2018


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