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Musei

Bella idea: una mostra delle mostre

L'arte di esporre, dai gabinetti di curiosità alle attuali pratiche curatoriali

Istallazione di Nevin Aladag a Samos (Grecia) per l'edizione 2014 della «Mostra delle mostre»

Baden-Baden (Germania). Fino al 17 giugno, «Ausstellen des Ausstellens (Mostra delle mostre)», la mostra annuale della Staatliche Kunsthalle di Baden-Baden, «espone se stessa», cioè esplora il «significato» di esporre le opere d’arte e le regole della loro «esibizione» per giungere al «significante» di un’esposizione d’arte nel XXI secolo.

Partendo dai precursori storici dei moderni musei e tramite la storia di musei e «mostre», si arriva all’analisi delle situazioni curatoriali oggi più d’avanguardia, spaziando fra i più disparati concetti espositivi. La prima sezione presenta (con progetti, planimetrie, maquette, fotografie di mostre o gallerie, vetrine storiche, cavalletti, piedistalli, dipinti panoramici di studi di artisti e di raccolte auliche) l’evoluzione del concetto di mostra dalle Wunderkammer e dalle collezioni aristocratiche dei secoli XVII e XVIII alle prime esposizioni modernamente intese a partire dal Salon di Parigi, organizzato dall’Académie des Beaux Arts dal 1725 al 1880, le prime fotografie di mostre (prestito del Musée d’Orsay) a documentare il Salon del 1852, la nascita delle «Gallerie d’Arte» fino alle mostre performative nel XX secolo e i concetti più attuali e di ricerca nel metodo espositivo e comunicativo dell’arte.

Proprio nel XX secolo la formula espositiva si è andata rapidamente e radicalmente evolvendo, grazie anche a progetti degli stessi artisti, alcuni ancora oggi rivoluzionari. Tre di questi progetti sono presentati come «exemplum»: «Kabinett der Abstrakten» di El Lissitskij, il progetto di Friedrich Kiesler per The Art of This Century Gallery, la galleria di Peggy Guggenheim a New York, e «L’Indagine sui Principi Organizzativi dei Musei» di Marcel Broodthaers. Chiudono la prima parte alcuni esempi di riflessione sull’infrastruttura della mostra, tema centrale anche dell’arte contemporanea, con gli interventi performativi e interattivi di Kamen Stoyanov, di Andrea Fraser al Guggenheim Bilbao e di Karin Sander alla stessa Kunsthalle.

La seconda sezione si sviluppa al di fuori della Kunsthalle per indicare che, lontano dai luoghi deputati, qualsiasi spazio può essere convertito in sede espositiva temporanea da interventi curatoriali, a rendere l’ambiente non solo sfondo o contenitore della mostra bensì opera d’arte a se stante. Il catalogo, edito da Hatje Cantz, non presenta fotografie delle opere esposte bensì disegni dei lavori e degli allestimenti, come mockup o rendering, integrati nella mostra stessa.

Giovanni Pellinghelli del Monticello, da Il Giornale dell'Arte numero 386, maggio 2018


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