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Aste

Incanto romano, appeal di Milano

Da 60 anni Christie’s in Italia

Fondata nel 1958 in piazza di Spagna, la casa d’aste dal 1979 ha sede a Palazzo Clerici, nel cuore del mercato. In passato dominava l’antiquariato, ora l’arte moderna e contemporanea italiana («una storia d’amore e passionalità», spiega Mariolina Bassetti), monopolizza le vendite e da tempo, con le Italian Sales, affascina anche i collezionisti internazionali.

Il dieci ottobre del 1958 Christie’s, casa d’aste profondamente anglosassone fondata nel 1766 da James Christie, inaugura il suo primo ufficio estero in piazza di Spagna a Roma. A dirigerlo è Herr Hans Backer, nato a Dresda, esperto di porcellane. Nel 1969 Louisa Nicolson, moglie di Ben Nicolson, viene nominata responsabile dell’ufficio di Firenze.

La prima asta si svolge a Roma nel 1970, molto osteggiata dagli antiquari romani che cercano persino di bloccarla con una petizione, ma la vendita di 160 dipinti antichi italiani è un grande successo. Nel 1975 Christie’s s’installa nella prestigiosa sede di Palazzo Massimo Lancellotti dove rimane fino al 2010. All’epoca, in un mondo dominato dall’antiquariato, le aste erano dedicate ad arte antica, argenti, porcellane, arredi, armi antiche, libri, orologi e perfino all’arte precolombiana e islamica.

Nel 1979 Christie’s arriva a Milano, che diventa il centro più importante per le aste di arte moderna e contemporanea e dal 2007 unica sede per le aste italiane a Palazzo Clerici. Nel 1998 François Pinault, imprenditore francese proprietario della catena di vendita e produzione di beni di lusso PPR e uno dei più importanti collezionisti al mondo, aggiunge Christie’s alla sua holding personale.

Il 2018 è l’anno delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario italiano, con a capo della società Mariolina Bassetti, oggi chairman per l’Italia e direttore internazionale del Dipartimento Arte Moderna e Contemporanea, e Cristiano De Lorenzo, direttore di Christie’s Italia, entrambi con un lungo passato nella casa d’aste, la Bassetti dal 1987 e De Lorenzo dal 2008. «Era una filiale a conduzione familiare con venti aste l’anno, poche risorse e un team più esteso, ricorda Mariolina Bassetti. Si lavorava tutta la settimana e nel weekend si catalogavano le opere, a volte 350 lotti per asta; i cataloghi riportavano didascalie stringate con la descrizione fisica dell’opera e poco più. Erano altri tempi: alle preview in uno dei palazzi più belli di Roma arrivavano signore che provavano gioielli per ore, appassionati bibliofili che spendevano magari poche lire, eclettici amanti del bello e l’aristocrazia era protagonista dell’incanto romano. C’era più leggerezza, non esistevano eventi di promozione, ma come sede italiana eravamo alla periferia del mondo Christie’s: oggi facciamo parte del cuore che batte».

Cristiano De Lorenzo aggiunge: «Allora eravamo una casa d’aste italiana a tutti gli effetti; dall’insediamento a Palazzo Clerici a Milano siamo diventati molto più internazionali e di conseguenza attiriamo un collezionismo altrettanto internazionale. Abbiamo ridotto l’offerta: adesso teniamo un’unica evening sale all’anno, con un team concentrato sulla vendita, il catalogo è raffinato, con grandi foto e con accurati approfondimenti. Abbiamo una buona storia di record: la sola asta del 2016 ha raccolto oltre quindici milioni di euro, ossia il totale più alto mai registrato da un’asta italiana. Con i suoi 2.401.950 di euro la scultura di Arturo Marini “Donna che nuota sott’acqua” (1941) è stata il record italiano di arte moderna per più di dieci anni».

Oggi il pubblico è molto selezionato anche economicamente e l’ultima asta presentava solo 58 lotti di qualità e valore alti, senza lotti che valessero meno di 20mila euro. Mariolina Bassetti nel 2000 è stata ideatrice delle Italian Sales a Londra, appuntamento internazionale focalizzato sull’arte italiana, e nota: «Abbiamo avvicinato il mercato alla cultura e ai musei; indirizziamo il gusto puntando la luce su temi e artisti diversi. C’è sempre un nesso tra le grandi esposizioni e il successo economico, come ad esempio le mostre su Gruppo Zero e Azimut/h della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, curate da Luca Massimo Barbero, e quella dedicata ad Alberto Burri “The Trauma of Painting” al Guggenheim di New York. Abbiamo elevato Milano a piattaforma europea: l’arte italiana è una storia di cuore e di passionalità che merita di essere accanto ai grandi dell’arte internazionale. L’amore per l’italianità passa dalle grandi collezioni italiane, come quella di Riccardo Tettamanti, esposta nel 2007, un successo tra Milano e Londra da 22 milioni di sterline, e le piccole collezioni compatte offerte all’interno delle aste. Una mia soddisfazione personale è stata l’asta “Eyes Wide Open” di Londra del 2014. Interamente dedicata all’Arte povera, la più importante mai offerta sul mercato, è stata costruita alla perfezione con una coppia di collezionisti lavorando otto anni e da una stima di 25 milioni di sterline ha toccato i 40 milioni di sterline. Lo ritengo un successo soprattutto per l’Arte povera, movimento profondamente italiano che a questo punto è di casa sulla scena internazionale».

L’asta di aprile è sempre molto affollata, l’unicità dell’evento la rende imperdibile per addetti ai lavori e appassionati, e tra le facce note più frequenti si annotano Urbano Cairo e anche Patrizio Bertelli. «La nostra strategia si è dimostrata vincente, prosegue Cristiano De Lorenzo. Concentrandoci tra Milano e Londra vediamo crescere la partecipazione di collezionisti tra i quarantacinque e i cinquant’anni dall’approccio sempre più informato grazie agli strumenti sul web, esigentissimi sulla qualità e portatori di estetiche diverse. Infatti crescono la Pop art romana e artisti come Carol Rama, sempre sotto i riflettori».

«Il ’900 italiano non è scomparso, prosegue Mariolina Bassetti, anzi è più importante di prima quando vengono proposti gli artisti con le loro opere veramente significative. È successo all’ultima vendita con Boccioni, succede con Pirandello e Scipione: sono operazioni solo italiane». Il superboss Pinault segue da vent’anni con grande passione le vicende italiane della casa d’aste. «Per quantità d’offerta di aste d’arte contemporanea da Christie’s siamo i primi al mondo, puntualizza De Lorenzo, e di Pinault come presidente del consiglio d’amministrazione e competentissimo collezionista godiamo degli aspetti migliori. Segue i lavori sempre molto attentamente ed è nelle sue mani la nomina dell’amministratore delegato, che al momento è Guillaume Cerutti».

I tempi delle aristocratiche dame romane sono ormai lontani, ma con Christie’s Palazzo Clerici a Milano è diventato una meta obbligata e ambita per appassionati d’arte e di mondanità. Sotto i soffitti affrescati da Tiepolo il cocktail di preview dell’asta riunisce un parterre esclusivo e affollatissimo: nessuno vuole rinunciare alla propria coppa di champagne davanti a un capolavoro italiano.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 386, maggio 2018


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