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Aste etnografiche, conta l'«aura» del venditore

Le recenti vendite parigine confermano la tendenza: le provenienze moltiplicano il prezzo

La maschera Tawba venduta a 2,9 milioni di euro da Christie's

Non c’è dubbio: le aste di arte etnografica che si sono tenute a Parigi nel mese di aprile hanno visto di nuovo il trionfo della «proprietà transitiva degli oggetti» (cioè del fatto che un oggetto conservi il fascino della personalità del precedente proprietario), della quale avevo già parlato in passato. Due di queste vendite si sono tenute all’insegna dell’«aura» di Ilya Prigogine, Premio Nobel per la chimica nel 1977, la cui collezione è stata venduta in parte da Christie’s il 9 aprile e in parte da Castor-Hara l’11.

Nella prima asta erano in vendita 147 oggetti; di questi ne sono stati venduti 121, pari a una percentuale del venduto dell’83%. Il fatturato complessivo dell’asta, che comprendeva solo pezzi di Mesoamerica e Area Intermedia, è stato di 1.986.750 euro, che corrispondono a una percentuale del venduto, per valore, del 90%. Nella seconda, che comprendeva anche reperti dell’Asia, dell’Africa e di altre regioni dell’antica America, sono stati presentati 180 reperti; ne sono stati venduti 159, che corrispondono a una percentuale del venduto di circa l’88%. L’incasso è stato di 691.435 euro. Il top lot delle due aste è costituito da una figura Mezcala venduta a 439.500 euro.

Come valutare questi dati? Se si considera che per ragioni che non si comprendono (o forse si comprendono anche troppo bene) esiste uno scarto enorme tra il peso che la cultura Mezcala ha in Messico sul piano archeologico, estetico e museale e quello che ha sul mercato, viene da dire che questi risultati sono giustificati solo dal fatto che molti collezionisti sono evidentemente convinti di aver acquistato degli oggetti ai quali la provenienza, proprio in virtù della «proprietà transitiva», ha conferito un particolare valore aggiunto. E questo nonostante sia evidente che la genialità di Prigogine non era passata dalla chimica all’arte «altra».

Un giudizio troppo tranchant? No, assolutamente; lo confermano gli stessi esperti di Castor-Hara, che hanno correttamente stimato tra i 40-60 euro e tra i 100-200 euro i reperti medio-bassi della sua collezione e che quindi, in questo modo, hanno dato la cifra del gusto del Premio Nobel.

Anche l’asta Christie’s del 10 aprile di opere africane, oceaniche e precolombiane è stata condizionata dall’aura di collezionisti importanti. In questo caso erano in vendita 92 opere, di queste ne sono state vendute 62, pari a una percentuale del venduto dell’68%. Il fatturato complessivo è stato di 8.042.375 euro, che corrispondono a una percentuale del venduto, per valore, dell’85%. I due top lot sono una rara maschera-casco Tabwa venduta a 2.913.750 euro (con stima «a richiesta») e un reliquiario Fang stimato 1,5-2,5 milioni e venduto a 2.632.500 euro. La prima era stata raccolta in situ nel 1976 da Pierre Dartevelle, mercante belga di grande prestigio; il secondo proviene dalla collezione di Paul Guillaume.

Che dire? Nel caso del reliquiario Fang, il prezzo è in linea con i risultati di questi ultimi anni (per un’opera analoga con la stessa provenienza. Più complesso è il caso della maschera Tabwa, sulla quale gli addetti ai lavori consultati da chi scrive concordano che il pedigree ha molto pesato. Tuttavia, c’è chi sostiene che senza l’aura di Dartevelle sarebbe stata venduta alla metà e chi sostiene che il suo prezzo «giusto» sia venti-trenta volte inferiore.

Antonio Aimi, da Il Giornale dell'Arte numero 368, maggio 2018


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