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Mostre

Penone e natura, amici per la pelle

Una retrospettiva nello Yorkshire Sculpture Park

Giuseppe Penone «Matrice» 2017. Cortesia dell'artista

Wakefield (Gran Bretagna). Un parco inglese adagiato sulle colline: sulla carta la cornice ideale per contenere le sculture di Giuseppe Penone. Dal 26 maggio all’aprile 2019, infatti, lo Yorkshire Sculpture Park, che l’anno scorso ha festeggiato il quarantesimo anniversario, ospita una retrospettiva dell’artista piemontese (Garessio, Cn, 1947), i cui lavori esplorano l’intima connessione tra umanità e mondo organico. È una mostra che ripercorre l’intera vicenda di uno scultore che nel 1967 fu il più giovane del nucleo storico dell’Arte povera.

Le opere datano dagli anni Sessanta sino a oggi, molte delle quali mai mostrate prima nel Regno Unito. Fulcro della mostra, installata all’aperto e negli spazi della Underground Gallery, è «Matrice», già presentata nel 2017 nel Palazzo della Civiltà Italiana di Roma: si tratta del tronco di un abete di 30 metri sezionato e posizionato verticalmente, la cui configurazione segue quella di uno dei suoi anelli di crescita.

È un’opera descritta dall’autore come «un negativo dell’albero a una certa età: è il tempo futuro del presente dell’albero che è assente». Tra gli altri lavori, «Albero porta-cedro» (2012), un tronco di cedro con una sezione rettangolare incisa per svelare la memoria del processo di crescita interno, come un fossile preistorico; e «A occhi chiusi» (2009), un trittico composto da un pannello di marmo centrale fiancheggiato da due tele ricoperte di spine d’acacia, la cui disposizione ricrea l’immagine delle palpebre chiuse dell’artista. Opera, quest’ultima, che rivela la fascinazione di Penone per la pelle, interfaccia tra interno ed esterno, corpo e paesaggio, una fascinazione evidente nella serie fotografica del 1970 «Rovesciare i propri occhi», che ritrae l’artista mentre indossa lenti a contatto specchianti.

Sparse per il parco vi sono grandi sculture che inscenano contrasti materici e cromatici, attraverso l’accostamento di lastre di marmo, bronzo e altri materiali al legno degli alberi. Tra le opere più suggestive «Luce e ombra» (2014), un tronco di bronzo la cui sommità è decorata da foglie dorate: un albero artificiale che svetta in prossimità delle rive del lago nel parco, metafora dell’indissolubile legame tra organico e inorganico.

Federico Florian, da Il Giornale dell'Arte numero 386, maggio 2018


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