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Archeologia

Era dell'imperatore Costantino il «ditone» del Louvre

Il frammento si adatta perfettamente alla statua bronzea conservata ai Capitolini

I frammenti della statua colossale di Costantino conservati al Museo Capitolino a Roma. Foto Ancient History Encyclopedia

Parigi. Non era il dito del piede di un anonimo, gigantesco personaggio, come si era creduto per molto tempo: un frammento bronzeo conservato al Louvre era invece l’indice della statua colossale di Costantino al Museo Capitolino a Roma.

I frammenti della scultura dell'imperatore, alta 12 metri e risalente al IV secolo, sono tra i più preziosi bronzi della collezione dei Capitolini: l’enorme testa, un globo, la mano sinistra a cui mancano il palmo (che reggeva il globo), parte del medio e la maggior parte dell’indice. Negli archivi del XII secolo è menzionata pure un'enorme corona, andata perduta.

Prima che Sisto IV nel 1471 li donasse ai Capitolini con altri grandi bronzi, come la Lupa, i frammenti erano nella collezione del papa in Laterano. Anche se gli esperti in generale concordano sul fatto che i frammenti raffigurino l'imperatore Costantino, per alcuni studiosi la statua ritrarrebbe il successore Costanzo II, che gli assomigliava. La collocazione originale del colosso rimane un mistero.

Poco si sa della storia del dito prima che arrivasse al Louvre negli anni Sessanta dell’Ottocento insieme ad altri pezzi della collezione del marchese Giampietro Campana. Nel 1913 il museo parigino lo inventaria come «dito romano» con il numero di riferimento BR78.

Più recentemente, Aurelia Azema, entrata al laboratorio del Louvre, ha iniziato a studiare l'oggetto per il suo dottorato sulle antiche tecniche di saldatura nella produzione di grandi statue di bronzo. La studiosa si è resa conto di trovarsi davanti a un dito fratturato di una mano e non al dito di un piede; la sua lunghezza, 38 centimetri, induceva a pensare che facesse parte di una scultura di almeno 12 metri di altezza; l'ipotesi che il frammento appartenesse alla statua romana di Costantino ha cominciato a prendere corpo.
Il dito, che ha uno spessore medio di 4,5 millimetri, è a fusione cava e presenta somiglianze stilistiche con i frammenti di Roma.

Benoît Mille, lo specialista di metallurgia antica presso il laboratorio parigino e direttore della tesi della Azema, ha ripreso lo studio del pezzo in vista di una mostra, in programma a novembre al Louvre e in seguito all'Ermitage di San Pietroburgo, incentrata sulla celebre collezione dell’onnivoro marchese romano, comprendente antichità, dipinti e gioielli e andata dispersa tra Russia, Francia e Gran Bretagna dopo il crac finanziario di Campana nel 1848.

Nel laboratorio del Louvre l’archeologo Nicolas Melard ha utilizzato un processo di modellazione 3D per realizzare una replica del dito che il 17 maggio scorso gli studiosi, accompagnati dai curatori del Louvre Françoise Gaultier e Sophie Descamps, hanno portato nel museo romano. Il pezzo si è adattato perfettamente alla statua dei Capitolini, fin nei minimi dettagli.

Vincent Noce, edizione online, 30 maggio 2018


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