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Mostre

Bacon, my friend

A Villa Fiorentino di Sorrento disegni e dipinti della collezione Barry Joule

Francis Bacon al lavoro

Sorrento (Na). Mentre a Torino fa discutere la mostra di disegni attribuiti a Francis Bacon (aperta fino al 20 maggio a Palazzo Cavour, dall'1 giugno al 16 settembre sarà allestita nel bolognese Palazzo Belloni), a Sorrento, presso Villa Fiorentino, arriva un nucleo di opere e di varia documentazione appartenenti a Barry Joule, amico e tuttofare dell’artista. Si tratta di materiale che Joule dichiara di provenienza dallo studio di Bacon al 7 di Reece Mews a Londra, caotico ultimo luogo di lavoro del pittore. Nel 2004 Joule donò parte di quel materiale alla Tate Gallery, al Musée Picasso di Parigi e alla National Gallery di Ottawa (sua città natale).

Per quanto riguarda i disegni, stilisticamente appaiono diversi da quelli esposti a Torino. Anche in questo caso si apre la questione sul rapporto tra Bacon e il disegno, questione assai controversa dal momento che l’artista condivide con Caravaggio la fama di pittore che non disegnava, stando anche ad alcune sue dichiarazioni. Già nel 1999, tuttavia, una mostra allestita alla Tate Gallery smentì questa ipotesi, alla luce di alcuni schizzi lasciati dal pittore.

Nell’attuale rassegna si vedono fogli spesso lavorati in recto e verso; in uno di essi è riconoscibile un possibile studio per uno dei dipinti della celebre serie dedicata all’«Innocenzo X» di Velázquez conservato alla Galleria Doria Pamphilj a Roma. Quadro, che, per inciso, Bacon non aveva visto dal vero all’epoca di quelle intense variazioni sul tema (eseguite a partire da riproduzioni fotografiche) giacché il suo primo e probabilmente unico viaggio in Italia risale al 1988.

A 30 anni da quel soggiorno, la Fondazione Sorrento e l’artstudiopaparo presentano dal 20 maggio al 21 ottobre questa rassegna itinerante, che dopo due passaggi in Cina è stata allestita anche in Francia, alla Fondation Maeght di Saint-Paul-de-Vence. A Sorrento, un nucleo di otto fogli è integrato da alcuni dipinti giovanili degli anni Venti e Trenta, quando era particolarmente evidente l’attrazione dell’autore per il Surrealismo e per Picasso.

Quest’ultimo è il soggetto di una fotografia che rientrerebbe nella tipologia baconiana definita «work paper», immagini ritagliate da riviste sulle quali l’artista studiava forme e spazi. In mostra, intitolata «Transformations», se ne vedono alcuni esemplari, oltre a una litografia con interventi pittorici e a una cospicua raccolta di materiale documentario.

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 386, maggio 2018


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