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La «città nella città» per Anselm Kiefer

La Kunsthalle Mannheim inaugura la nuova ala da 13mila mq

La nuova estensione della Kunsthalle Mannheim

Mannheim (Germania). Una spettacolare nuova estensione della Kunsthalle Mannheim, in gran parte finanziata dal miliardario del software Hans-Werner Hector, si apre il primo giugno nel Sud-Ovest della Germania. Progettata dagli architetti amburghesi Gerkan, Marg und Partner, la struttura in calcestruzzo, vetro e acciaio è avvolta in una maglia di bronzo.

Con sette padiglioni espositivi e uno spettacolare atrio sormontato da un tetto in vetro a 22 metri di altezza, lo spazio da 13mila metri quadrati è collegato all’esistente edificio Jugendstil. Sostituisce l’estensione degli anni Ottanta che è stata demolita.

La Hector Stiftung, finanziata da Hans-Werner e Josephine Hector, ha contribuito con 50 milioni di euro al budget totale per il progetto di 68 milioni. Tra i fondatori della società tedesca Sap, Hector è una delle persone più ricche del Paese. La città di Mannheim ha fornito altri 10 milioni di euro e il resto è stato raccolto da sponsor pubblici e privati.

I progetti per l’edificio avevano incontrato un’iniziale resistenza, comprese due petizioni al Governo regionale. Ma dal suo completamento lo scorso anno, «l’entusiasmo e l’eccitazione del pubblico ci hanno sorpresi», dice Ulrike Lorenz, direttrice della Kunsthalle Mannheim, che definisce l’estensione «una città nella città, luogo di incontro e di discussione».

Il nuovo edificio presenterà un’importante collezione di opere di Anselm Kiefer, 38 pezzi in prestito a lungo termine dell’uomo d’affari Hans Grothe. La mostra inaugurale, organizzata con il Mudam Luxembourg, è dedicata a fotografie in grande formato di Jeff Wall (fino al 9 settembre).

La collezione permanente di arte moderna della Kunsthalle soffrì enormi perdite a seguito delle purghe naziste per l’«arte degenerata» negli anni Trenta. Oggi comprende circa 1.500 opere di artisti tra i quali Paul Cézanne, Otto Dix, Vasilij Kandinskij, Ernst Ludwig Kirchner, Max Beckmann e Francis Bacon. Una nuova esposizione di lungo termine traccerà fino al 2020 l’impatto dell’era nazista sul museo e su alcuni dei suoi benefattori ebrei.

Catherine Hickley, da Il Giornale dell'Arte numero 387, giugno 2018


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