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Mostre

Matelica

Il Medioevo è tra di noi

Una trentina di opere per capire un’epoca di transizione

Particolare del Crocifisso argentato, 1170 ca, della Cattedrale di Sant'Evasio di Casale Monferrato in mostra a Matelica

Matelica (Mc). Per quali sommovimenti «intorno al 1200, tra Umbria e Marche, il linguaggio figurativo si trasforma così sensibilmente verso un naturalismo di grande potenza plastica»? E perché, in quel tempo, di qua e di là dall’Appennino centrale le opere più significative sono le sculture lignee policrome? Nasce da questi interrogativi la mostra «Milleduecento. Civiltà figurativa tra Umbria e Marche al tramonto del Romanico» allestita dall’8 giugno al 4 novembre al secondo piano (finora inagibile, riapre per l’occasione) del Museo Piersanti di Matelica.

L’hanno concepita nel 2015 gli storici dell’arte Fulvio Cervini, il curatore nonché docente di Storia dell’Arte medioevale all’Università di Firenze, e Alessandro Delpriori, sindaco del borgo marchigiano. Perché ricordare che l’idea risale a tre anni fa? Al di là del tempo necessario a pianificare bene, sono da considerare i tanti problemi seguiti al sisma del 2016, compresa, nel 2017, la carenza di visitatori e turisti da luoghi storici di gran fascino. Così s’è fatto più pressante l’obiettivo di avere richiami culturali.

Pertanto la rassegna si inquadra nel ciclo pluriennale «Mostrare le Marche» sostenuto dalla Regione Marche per reagire al calo di turisti e di cultura dell’anno passato (il 2018 va già molto meglio). Tra XII e XIII secolo in queste terre si assiste a «una grandiosa metamorfosi culturale che, attraverso una rinnovata coscienza della forma e la coltivazione di un nuovo senso della natura, rappresenta un ponte tra due grandi orizzonti culturali chiamati per convenzione “Romanico” e “Gotico”,sottolineano i due studiosi. L’anno 1200 ha addirittura dato il nome a un grande movimento formale di nobile naturalismo anticheggiante, il cosiddetto “stile 1200” che media tra il Romanico che non è più e il Gotico che non è ancora».

Un’epoca di transizione, quindi. Con l’austero e toccante Crocifisso del Piersanti in primo piano, la rassegna comprende una trentina di opere tra cui una «Madonna con Bambino» dal Museo Nazionale d’Abruzzo all’Aquila, una croce dipinta dall’attualmente inagibile Museo della Castellina a Norcia, lo sfolgorante Crocifisso argentato dalla Cattedrale di Casale Monferrato, severi crocifissi da Montemonaco e Arquata del Tronto, un crocifisso tunicato dal Museo di San Gimignano e un bel crocifisso di San Severino Marche. «La modernità ha molte radici nel Medioevo che, infatti, vive tra noi», conclude Cervini.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 387, giugno 2018


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