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Archeologia

Ercolano, esplorare il Teatro antico per contribuire al suo restauro

Chiuso da vent'anni per motivi di sicurezza, il monumento riapre dal 16 giugno in via sperimentale

Un ambiente del Teatro antico di Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

Ercolano (Napoli). Cento persone per una visita esclusiva e partecipativa: così riapre al pubblico il Teatro dell’antica Ercolano, incastonato ancora in un blocco tufaceo e chiuso da oltre 20 anni per motivi di sicurezza.
I cunicoli, ora fruibili, verranno esplorati da piccoli gruppi dotati di casco antinfortunio con luce inglobata, di mantellina e con obbligo di scarpe comode e chiuse, esperienza che diventa anche occasione per contribuire (grazie all’acquisto del biglietto) al restauro del Teatro stesso per rallentare il degrado delle superfici e dei rivestimenti sfuggiti ai «recuperi» borbonici.

Francesco Sirano, direttore del Parco Archeologico di Ercolano, alla cui intraprendenza si deve questa avventura, afferma: «La riapertura è tesa anche ad accendere un riflettore su questo incredibile monumento e preparare le campagne di lavori di manutenzione necessari. È ben nota, del resto, la massima del grande soprintendente Amedeo Maiuri secondo la quale il miglior modo per mandare in rovina una casa pompeiana (ma questo vale anche per Ercolano) era di chiuderla al pubblico!».

Il programma prevede tour per i giorni 16, 17, 23, 30 giugno, 1 luglio e per il 6, 7, 13, 14 ottobre, tutti all’insegna dell’esplorazione diretta negli ambienti interni al Teatro completamente scavati (come l’Ambulacro superiore tra media e summa cavea) e in vere e proprie grotte che consentono di scorgere ampie porzioni degli elementi architettonici caratteristici del teatro, come per esempio la zona del proscenio e dell’edificio scenico.

Il Teatro è stato visitabile, sia pure in forma ridotta, sino al 1998, con impianti che miravano a illuminare in piena luce le rovine sotterranee. Il nuovo approccio sperimentale prevede le torce dei caschi come unica fonte di luce del percorso, «contribuendo, secondo Sirano, al fascino di questo straordinario monumento che deve essere “esplorato” e, per così dire, riscoperto a ogni passaggio di ciascuno dei visitatori che deve essere protagonista delle sue quattro vite: rifugio antiaereo, meta del Grand Tour, sede delle prime esplorazioni in galleria, edificio da spettacolo romano».

Scoperto per caso nel 1710, il Teatro fu oggetto di numerose campagne di scavo, interrotte e riprese successivamente; attraverso pozzi verticali le esplorazioni avvennero per cunicoli e profonde gallerie sotterranee avanzando seguendo i muri e utilizzando come forza lavoro, oltre ai militari, i galeotti, spesso esposti ai gas tossici sprigionati dalle rocce vulcaniche.

I ritrovamenti più significativi si trovano attualmente al Museo Archeologico Nazionale di Napoli mentre le sculture maggiormente note, la Grande e la Piccola ercolanese, sono al museo di Dresda.

Dal Parco Archeologico di Ercolano si attendono nuove iniziative come la realizzazione il prossimo autunno di una mostra sui preziosi ornamenti ritrovati nel sito.

Graziella Melania Geraci, edizione online, 6 giugno 2018


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