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Mostre

Duilio Cambellotti, la modernità sostenibile

Nei Musei di Villa Torlonia a Roma talento e perplessità di un artista totale

«Conca dei nuotatori», 1910, di Duilio Cambellotti

Roma. A quasi vent’anni dalla grande antologica su Duilio Cambellotti, che inaugurò la prima ala del Macro, dal 6 giugno all’11 novembre nei Musei di Villa Torlonia si apre una nuova vasta monografica. «Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà», tenendo conto dei successivi contributi scientifici, tira nuovamente le somme su un artista poliedrico, finora sottovalutato dalla critica, che l’ha etichettato «artista-artigiano».

Cambellotti (Roma 1876-1960) è invece un artefice complesso, moderno e dinamico, prima di tutto scultore, connotato dall’idea dell’«opera d’arte totale» e tenacemente in sintonia con le necessità del suo tempo. Individuò inoltre nella «comunicazione» il punto focale della sua produzione. Del resto l’artista iniziò in un periodo di socialismo umanitario e fu legato da amicizia a Giacomo Balla, un rapporto che li portò ad affrontare progetti straordinari.

Promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale, dall’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti di Roma e dal Civico Museo «Duilio Cambellotti» di Latina, la mostra è curata da Daniela Fonti, responsabile scientifico dell’Archivio dell’artista, e da Francesco Tetro, ideatore e direttore del Museo di Latina, coadiuvati da Sara la Rosa, con il sostegno della Galleria Russo (piazzaforte del mercato di un artista oggi molto ricercato dal collezionismo) e della Fondazione Cultura e Arte di Roma.

I risultati critici della mostra s’intrecciano con la realizzazione del catalogo generale di Cambellotti ad opera dell’archivio intitolato all’artista, e condotto dalla stessa Fonti. Scultore potente, Cambellotti è identificato dalla recente storiografia artistica come il vero antagonista del dinamismo plastico boccioniano; ma fu anche orafo, ceramista, illustratore, pittore, scenografo teatrale e cinematografico, costumista, fotografo e collezionista (anche di ceramiche popolari). La mostra riunisce 250 opere, tra cui inediti, e soprattutto la maggior parte dei capolavori scultorei, in cui il versatile autore utilizza con altissimi risultati tecnici vari materiali, dal bronzo alla ceramica.

L’itinerario si snoda tra il Casino dei Principi, nel quale sono ricostruiti sei decenni di fertile lavoro, e il Casino Nobile, che accoglie la scenografia, tra cui quella per il Teatro Greco di Siracusa, e una «galleria» di quasi tutti i più importanti lavori plastici. Punto di arrivo è la Casina delle Civette, decorata da alcune vetrate ideate da Cambellotti, insieme a quelle di altri autori coevi.

«Cambellotti si misura con il tema della modernità, progettando per le industrie artistiche nazionali e straniere e disegnando per esposizioni, banche e teatri straordinarie affiche, ma s’interroga anche sui cambiamenti sociali introdotti dal progresso nella vita degli uomini, come ad esempio in “La falsa civiltà” del 1905, spiega Daniela Fonti. Nel primo decennio del Novecento scopre e si adopera per il mondo antico della Campagna Romana, che malaria e miseria sembrano avere sigillato in una condizione di eternità: per lui diventa un luogo mentale, necessario alla formazione equilibrata dell’uomo, radice di ogni sviluppo successivo. Nei decenni la sua scultura darà corpo alle creature di quel luogo: i cavalli al galoppo sfrenato o curvi ad abbeverarsi, i bufali lenti, il nervoso puledro, i tori accovacciati e le placide mandrie su cui vigila un buttero avvolto nel mantello e nel silenzio della palude».

Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 387, giugno 2018


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