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Volta e Liste, femminili plurali

Alla vigilia di Art Basel, le due fiere collaterali puntano su attualità e tematiche sociali

«Bara, Bara, Bara» (2017) di Pia Camil, galleria Sultana, Parigi.

Basilea. Prima dell’inizio di Art Basel, è probabile trovare i grandi galleristi in cerca di talenti emergenti nelle due principali fiere collaterali all’evento centrale, Volta Basel (11-16 giugno) e Liste (11-17 giugno).

Quest’anno, alla sua 14ma edizione, Volta si sposta in una nuova spaziosa sede, un ex centro di smistamento per la grande distribuzione, ora di proprietà comunale, dall’altra parte del ponte Dreirosen rispetto ai padiglioni di Art Basel. Questo è «il quartiere originale dov’è nata Volta nel 2005», spiega Amanda Coulson, direttrice artistica della fiera.

Volta 14 comprende 75 espositori, con una ventina di stand monografici e altrettanti dedicati a due artisti. «C’è un chiaro e presente riferimento a temi di attualità sociali», dice la Coulson delle proposte. Degno di nota è ad esempio l’artista australiano Abdul Abdullah (Yavuz Gallery, Singapore), i cui ritratti fotografici sono legati al tema dell’essere musulmano, e il pittore africano Jeffrey Hargraves (Ethan Cohen Gallery, New York), che rielabora dipinti famosi come l’«Olympia» di Manet in modo da inserire personaggi di colore, con riferimento agli stereotipi razziali nella storia dell’arte. Riferendosi ai recenti movimenti come #MeToo, Amanda Coulson dichiara: «Questi artisti non stanno semplicemente reagendo alla società, piuttosto la loro ricerca e i loro lavori riflettono e influenzano persino queste tematiche».

Il tema del genere emerge ad esempio nella serie «My Own Unknown» (2014) della dublinese Dragana Jurisic. Attraverso fotografie e opere basate sul testo, la Usiric presenta la vita, reale e immaginaria, della sua affascinante zia jugoslava, che lottò per sfuggire a una famiglia oppressiva e a un matrimonio combinato.

Sette le italiane partecipanti: Bianconi e The Flat-Massimo Carasi di Milano, E3 di Brescia, Maurizio Caldirola di Monza, Montoro 12 di Roma, Privateview di Torino e Paolo Verrengia di Salerno. Naturalmente le artiste donne predominano anche alla 23ma edizione di Liste, dove un’ottantina di piccole gallerie propongono opere di 170 artisti.

La galleria Altman Siegel di San Francisco dedica il suo stand a tre donne, Jessica Dickinson, Zarouhie Abdalian e Sara VanDerBeek, insieme a K.r.m. Mooney, dall’identità di genere indefinita. «Altman Siegel partecipa a Liste ormai da diversi anni ed è la fiera di miglior qualità per le gallerie più giovani», dice la fondatrice Claudia Altman Siegel. Le italiane sono Laveronica di Modica, Francesca Minini di Milano e Monitor di Roma. Nella foto, «Bara, Bara, Bara» (2017) di Pia Camil, galleria Sultana, Parigi.

Ian Miller, da Il Giornale dell'Arte numero 387, giugno 2018


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