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Mostre

Quante polemiche per un po’ di colore

La riscoperta della policromia degli scultori francesi dell'800

Honoré Daumier, «Auguste Hilarion, comte de Kératry», 1833. Foto © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais, Patrice Schmidt

Parigi. Dopo essere stata al centro della recente mostra di Edgar Degas, organizzata al Musée d’Orsay per il centenario della sua morte, la «Piccola danzatrice di 14 anni», che l’artista realizzò tra il 1878 e il 1881, è ora una delle opere di spicco della rassegna «A colori. La scultura policroma in Francia, 1850-1910» che si tiene nel museo parigino dal 12 giugno al 9 settembre. La figura della ballerina (modellata nella cera, ma esposta qui nella versione di bronzo), decorata con veri capelli e vestita con un vero tutù, fece scalpore alla mostra degli impressionisti del 1881 per il suo crudo realismo.

Un artista pioniere in materia come Charles Cordier fece della scultura policroma il suo genere di predilezione sin dal 1850. Solo dopo lunghe polemiche la disciplina, che riapplica il colore alla scultura come si faceva nell’antichità, si affermò nel Secondo Impero e soprattutto dal 1880 sulla scia dello stile Simbolista e Art Nouveau.

Il curatore Edouard Papet, conservatore al d’Orsay, ha scelto essenzialmente nella collezione del museo un centinaio di sculture di Paul Gauguin, Henry Cros, Louis-Ernest Barrias, Jean-Désiré Ringel d’Illzach e Jean Carriès, compreso un busto di Honoré Daumier (nella foto, «Auguste Hilarion, conte di Kératry», 1833) e una «Madonna con Gesù bambino e tre cherubini» attribuita ad Andrea della Robbia, che invece appartiene al Louvre.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 387, giugno 2018


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