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Mostre

Amica ceramica

Alla Cavallerizza Ducale di Sassuolo Galileo Chini tra Bertozzi & Casoni

«Piatto con pesce» di Galileo Chini

Sassuolo (Mo). La composizione formale e l’evidente iperrealismo non meramente decorativo (e anzi denso di richiami a un attuale concetto di vanitas, costellato di rifiuti e di avanzi) del duo romagnolo Bertozzi&Casoni (Giampaolo Bertozzi, 1957 e Stefano Dal Monte Casoni, 1961), maestri della ceramica ormai da una trentina d’anni, permettono analisi e confronti con chi ha utilizzato nel corso dei secoli questo medium che da sempre accompagna la produzione umana artistica e materiale.

È quanto propone, dal 14 giugno al 14 ottobre, la mostra allestita alla Cavallerizza Ducale, sede del Museo Bertozzi &Casoni, e intitolata «Dialoghi d’arte al Museo Bertozzi&Casoni. Galileo Chini» a cura di Franco Bertoni. La rassegna raccoglie una ventina di opere ceramiche di Galileo Chini (1873-1956) provenienti dalla collezione Vieri Chini di Borgo San Lorenzo (Fi) e inaugura la serie delle mostre temporanee al museo del collezionista e imprenditore Franco Stefani, fondatore e presidente del Gruppo System.

Il pittore e ceramista fiorentino è messo a confronto con le opere, esposte in permanenza, di Bertozzi e Dal Monte Casoni. Di Chini vengono esposti lavori quali un ampio «Pannello con foresta e volatili» del 1925, un bozzetto degli anni Venti per la decorazione della facciata dell’Hotel Liberty di Viareggio e numerosi vasi risalenti ai primi due decenni del secolo passato.

L’appuntamento non è, dunque, una mostra monografica sull’artista, ma offre la possibilità di riflettere su due percorsi artistici, suggerendo alcune affinità evidenti o sotterranee tra lavori realizzati a cent’anni di distanza le une dalle altre. I responsabili del museo sassolese hanno impostato il lavoro espositivo sulla tradizione, ritenendo che essa sia la regola aurea della storia dell’arte, come evidenzia una nota frase dello scrittore Thomas Mann contenuta nel romanzo Doktor Faustus: «Come infatti non si può capire il mondo nuovo e recente senza conoscere la tradizione, così l’amore del vecchio rimane falso e sterile quando si evita il nuovo che ne è derivato per necessità storica».

Il confronto è evidente anche attraverso le generazioni che separano gli artisti ora in mostra. È infatti trascorso un secolo esatto tra i successi di Galileo Chini all’Esposizione di Arte Decorativa di Torino del 1898 e da quella parigina del 1900 che vide la sua affermazione internazionale e le prime ricerche di Bertozzi & Casoni che al termine degli anni Novanta hanno iniziato a operare su materiali in gran parte di derivazione industriale attraverso la ceramica. Materiale «povero», questo, che prima Chini e poi il duo romagnolo ha saputo portare al massimo grado espressivo.

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 387, giugno 2018


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