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Impollinazioni incrociate in una realtà complessa

Manifesta 12 nelle parole di Ippolito Pestellini Laparelli, uno dei curatori

Ippolito Pestellini Laparelli. © Manifesta, foto CAVE Studio

Palermo. Quale migliore metafora del giardino per parlare di convivenza fra specie e immaginare uno spazio concettuale frutto di un processo di impollinazioni incrociate? «Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza» è il titolo di Manifesta 12, nata dallo studio urbano «Palermo Atlas», condotto dallo studio OMA-Office for Metropolitan Architecture.
Ne parla Ippolito Pestellini Laparelli, architetto e partner di OMA e creative mediator di questa edizione.

Come è stato sviluppato il progetto?
Con un modello curatoriale interdisciplinare, intrapreso insieme a tre curatori non provenienti dal mondo dell’arte contemporanea (Mirjam Varadinis, Bregtje van der Haak e Andrés Jaque). Per esplorare l’idea di coesistenza, all’interno dei flussi planetari e attraverso la lente di Palermo, abbiamo mobilitato professionisti ed esperti in diverse discipline: artisti, botanici, geografi, scrittori, filmmaker, antropologi, attivisti, e architetti. Manifesta 12 nasce da questo dialogo continuo, multidimensionale e multidisciplinare.

In che modo «Palermo Atlas» rispecchia il palinsesto urbano della città?
Descrive Palermo come una postcittà, un nodo, in una geografia allargata, di flussi transterritoriali, persone, merci, dati, piante, animali. È un progetto di ricerca che traccia il racconto di un territorio investito da cambiamenti epocali che riguardano Palermo, il Mediterraneo e l’Europa. Il nostro studio mantiene uno sguardo esterno, ma attraverso osservazioni e incontri avuti con diversi cittadini di Palermo, che hanno contribuito a decodificare una realtà complessa. La Palermo Geografia è un territorio in costante cambiamento: alcune aree di Ballarò sono più simili ad Accra o a Lagos; per via del cambiamento climatico contadini Tamil si trovano a casa loro più di quelli siciliani; templi e sedi religiosi invisibili proliferano in città; flussi di dati a velocità accelerata governano la vita quotidiana e supportano piattaforme per azioni militari transcontinentali. «Palermo Atlas» è un sistema aperto in continua evoluzione.

Quali processi potrà innescare Manifesta a Palermo nel lungo periodo?
Processi di due tipi. Da un lato, interventi molto tangibili che aspirano ad avere un impatto a lungo termine, come ad esempio il progetto allo ZEN di Gilles Clément e Coloco, che insieme a gruppi e associazioni locali stanno dando vita a un frammento del giardino planetario in un’area abbandonata di un quartiere controverso. Dall’altro lato, progetti sperimentali di ricerca e osservazione. Ad esempio, il duo Cooking Sections lavora su una serie di dispositivi di irrigazione a secco installati intorno ad alcuni alberi da frutto in luoghi pubblici della città. Questi alberi verranno monitorati facendo della città un laboratorio a cielo aperto, performativo, teatrale e accessibile. Sviluppato con la facoltà di agraria di Palermo, questo progetto s’interroga sulla possibilità di diminuire la dipendenza umana dall’acqua, in un momento di cambiamento climatico e in un contesto in cui l’acqua è stata strumento di controllo territoriale da parte di associazioni criminali. 
Un altro progetto importante in questo senso è «City Scripts», dello scrittore palermitano Giorgio Vasta. Si compone di cinque micronarrazioni su Palermo sviluppate da diverse persone: due da un collettivo di studenti, e tre da Fulvio Abbate, Emma Dante e Giorgio Vasta. Queste storie prenderanno la forma di podcast e saranno fruibili mentre si passeggia per la città. Questo progetto è stato realizzato con il Centro Sperimentale di Cinematografia, i cui allievi hanno partecipato a registrare i suoni della città integrati nel racconto.

Micaela Deiana, da Il Giornale dell'Arte numero 387, giugno 2018


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