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Gallerie

Art Basel, Unlimited con dei limiti?

La sezione ha aperto alle grandi opere, ma prezzi e dimensioni non sempre vanno all’unisono

 «Death Star II» di Robert Longo (2017-18) venduto per 1,5 milioni di dollari da Thaddaeus Ropac. Foto: © David Owens

Basilea. Nel 2000 l’introduzione ad Art Basel della sezione Unlimited, destinata a opere di grandi dimensioni era stata incredibilmente preveggente: aveva anticipato infatti un’esplosione globale di musei privati bramosi di opere di richiamo in grande scala. Passati però quasi vent’anni, un concept che colma la lacuna tra gli ambiti commerciale e curatoriale può soddisfare le esigenze di entrambi? E come si fa a mantenerlo attuale?

Quest’anno, lo spostamento di Unlimited al primo piano ha alimentato inevitabili congetture (lo spazio è ora occupato da un altro evento). E anche se il soffitto è leggermente più basso e le presentazioni sono passate dalle 76 del 2017 alle 72 di quest’anno, l’impronta è immutata.
«Non ha lo status di un museo, commenta il curatore di Unlimited Gianni Jetzer, ma cerca di creare per le opere un contesto simile e più meditato». Jetzer paragona il processo di selezione a «un gioco da tavolo con molti partecipanti: i più importanti sono le gallerie che fanno proposte». La selezione spetta a un comitato di sei gallerie e Jetzer ha facoltà di esprimere un voto decisivo per quelli che sono nella lista dei «forse». «Da curatore ho un ruolo molto diverso, spiega. Lavoro anche per un museo [l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington, DC, Ndr] e i due ruoli non sono comparabili». Quanto viene esposto un anno, precisa Jetzer, «innesca la qualità» dell’anno successivo.
«Quello di Unlimited è un buon concept e risponde a una domanda, osserva il collezionista Alain Servais. All’inizio era molto potente, perché la qualità delle opere era altissima». Ma oggi, riflette, con «un afflusso di denaro nuovo nelle arti e una minore competenza», Unlimited si ritrova «con un sacco di nomi altisonanti, ma forse la qualità non è così eccelsa». «Valore commerciale e valore culturale, puntualizza, sono due cose diverse».

Una presentazione ad Unlimited aggiunge 20mila franchi svizzeri (poco più di 17mila euro) al costo di uno stand alla fiera principale, ma non necessariamente le grandi opere implicano grandi prezzi. Spesso c’è un rapporto inversamente proporzionale tra dimensioni e prezzo dato che più un’opera è difficile da esporre o immagazzinare, più diminuisce il bacino dei potenziali acquirenti. Dal momento che le opere di artisti noti sono sempre più utilizzate come asset finanziari, è più facile vendere rapidamente dipinti di artisti di sicuro successo. Per le grandi opere è più complicato, come ha dimostrato nel 2013 da Christie’s a Londra la «svendita» di 50 grandi sculture di proprietà di Charles Saatchi: in quella occasione molte opere, senza stime o riserve, sono state vendute per meno di quanto Saatchi le aveva pagate.

Analogamente, c’è una disparità di prezzo tra le opere ad Unlimited e i dipinti blue-chip della fiera principale. A ieri pomeriggio le opere più costose nella fiera principale erano due dipinti di Joan Mitchell, entrambi proposti a circa 14 milioni di dollari da Lévy Gorvy and Hauser & Wirth. Ad Unlimited, le vendite di maggior valore finora sono state «Death Star II» di Robert Longo (2017-18), una sfera di proiettili ispirata alla violenza delle armi da fuoco, venduto da Thaddaeus Ropac per 1,5 milioni di dollari a un museo europeo, e la scultura in acciaio da cinque tonnellate di Carol Bove «Egg» (2018), venduta da David Zwirner a un collezionista privato statunitense, anch’essa per 1,5 milioni di dollari. «Unlimited, osserva Branwen Jones, direttore di David Zwirner, dà spazio a opere a metà tra il contesto commerciale e la mostra museale».

Solitamente le gallerie contribuiscono alle spese di realizzazione delle opere di grande formato, siano esse destinate alle fiere o alle biennali. «Nel caso dell’opera di Carol, spiega Jones, l’abbiamo aiutata con le spese di produzione e la ricerca dei frammenti di metallo». La galleria ha anche sostenuto finanziariamente la presentazione della Bove per il Padiglione Svizzero all’ultima Biennale di Venezia. Analogamente, la Lisson Gallery, fa sapere Greg Hilty, direttore curatoriale della galleria, a volte finanzia opere in grande scala per Unlimited. «Per dimensioni e ambizioni, afferma, Unlimited è paragonabile a una biennale. Ma, naturalmente, ha finalità commerciali ed è un po’ più democratica nell’approccio curatoriale, di gusto più cattolico». Hilty aggiunge poi che gli artisti «tendono a emozionarsi quando espongono ad Unlimited». Il fotografo sudafricano Mikhael Subotzky concorda: «Da artista, penso che Unlimited renda Art Basel l’unica fiera che val la pena di visitare». Quest’anno ad Unlimited è esposto il suo «Ponte City» (2008-14), un lavoro realizzato in collaborazione con Patrick Waterhouse; nel 2014, ricorda Subotzky, quando il suo film «Moses and Griffiths» (2012) è stato proiettato ad Unlimited «ha portato alla mia selezione per la Biennale di Venezia del 2015 perché è qui che il curatore ha visto per la prima volta la mia opera».

Anche altri artisti sono arrivati a una biennale transitando per Unlimited. Shwetal Patel, della Biennale di Kochi-Muziris, riferisce che l’artista polacca Alicja Kwade nel 2016 era stata selezionata per la biennale indiana grazie all’opera presentata quello stesso anno ad Unlimited.

Unlimited rivisita anche i cataloghi delle biennali passate. Tra le opere di quest’anno figurano infatti l’installazione di Wolfgang Laib «You will go somewhere else» (1997-2005) e l’installazione di Lygia Pape «Ttéia 1, B» (2000/2018) esposte rispettivamente presentate alla Biennale di Venezia del 1997 e del 2009.

Per Cecilia Alemani, direttrice di High Line Art di New York, curatrice del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia del 2017 e direttrice artistica di Art Basel Cities Buenos Aires 2018 Unlimited offre una piattaforma per opere che «potrebbe essere difficile esporre in sedi convenzionali». E cita l’artista romena Ana Lupas, «che alla Tate Modern di Londra ha avuto una piccola presentazione, ma che qui può portare un’opera monumentale [mai esposta prima] e avere grande visibilità».

Approvazione curatoriale a parte, il gran numero di opere interattive presenti ad Unlimited attira le folle: l’anno scorso i visitatori sono stati circa 95mila. Come dice Alain Servais: «Oggi è un parco giochi per il pubblico, ma un esercizio costoso per le gallerie. È stato un grosso investimento di creazione di brand per la fiera e per le gallerie, ma è ancora necessario, commercialmente, per le gallerie e per la fiera?».

Anna Brady, edizione online, 14 giugno 2018


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