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Mostre

La giraffa del Magnifico

Lo scambio di merci tra Firenze e mondo islamico dai Medici in poi

Vaso detto «Barberini», Parigi, Louvre

Firenze. «Islam e Firenze: arte e collezionismo dai Medici al ’900», a cura di Giovanni Curatola, ordinario di Archeologia e Storia dell’arte musulmana all’Università di Udine e opinionista di «Il Giornale dell’Arte», è una mostra incentrata sul rapporto tra la capitale del Rinascimento e il mondo islamico orientale, soprattutto quello affacciato sul bacino del Mediterraneo. Il che non significa quindi solo l’acquisizione di pezzi d’arte islamica da parte dei fiorentini, ma anche la grande richiesta di manufatti italiani in Oriente, amati ad esempio dai Turchi, con ordini in alcuni casi di oltre mille metri di tessuti.

Dal 22 giugno al 23 settembre la mostra è allestita presso due sedi cittadine: alla Galleria degli Uffizi sono riunite opere dal Quattrocento al Seicento di notevole varietà tipologica, tra cui le collezioni di ceramiche ispano moresche che recano stemmi fiorentini con pezzi provenienti dal British Museum di Londra, moltissimi metalli e anche vetri quattrocenteschi (esposti nella proporzione in cui ci sono pervenuti, vale a dire molti più metalli). Alla metà del Cinquecento risale un’importante serie di oggetti saraceni in metallo veneto che si pensavano realizzati in Europa, ma furono invece fabbricati in Oriente per il mercato occidentale.

A sottolineare i rapporti con il mondo islamico in mostra è presente l’«Adorazione dei Magi» di Gentile da Fabriano e un cassone fiorentino, e perfino la giraffa impagliata, proveniente in realtà da una collezione lorenese ma preciso rimando a quella giraffa impagliata donata dal sultano Kaytbey a Lorenzo il Magnifico nel 1487, che fu immortalata anche da Ligozzi e Vasari.

Al Museo del Bargello la mostra si concentra sul revival ottocentesco dell’Oriente (che influenzò molto la pittura coeva) attraverso quattro fondamentali figure di collezionisti e antiquari: Stefano Bardini, di cui si evidenzia soprattutto il nucleo dei tappeti con un esemplare dal Metropolitan di New York, Frederick Stibbert per le armi, Louis Carrand per i tessuti che dialogano con quelli della collezione di Giulio Franchetti.

Quest’ultimo fu infatti appassionato collezionista, insieme alla nipote Isabella Errera, di tessuti, che spesso i due decidevano di tagliare a metà per possederne una parte ciascuno. Quanto a Carrand, egli donò al Bargello 3.300 opere, tra cui una raccolta d’arte islamica che figura solo in parte nell’allestimento permanente del museo.

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 387, giugno 2018


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