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Musei

Apre la Galleria Nazionale di San Marino

800 opere della storia artistica locale e italiana selezionate da Emma Zanella e Alessandro Castiglioni

Galleria Nazionale di San Marino, la «Scala santa» di Enzo Cucchi

San Marino. In occasione del decimo anniversario dell’iscrizione di San Marino nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco, si apre il 7 luglio la Galleria Nazionale San Marino, il nuovo museo d’arte contemporanea della città stato. Nelle Logge dei Volontari, suggestivo edificio degli anni Trenta appositamente restaurato, accoglie il nuovo percorso espositivo dedicato all’arte italiana del Novecento, con opere di artisti come Renato Guttuso ed Emilio Vedova, Corrado Cagli e Giuseppe Spagnulo, Enzo Cucchi e Sandro Chia, Enzo Mari e Luigi Ontani. Non mancano, ovviamente, alcuni dei protagonisti della scena artistica sammarinese, come Marina Busignani Reffi, Walter Gasperoni, Gilberto Giovagnoli e Patrizia Taddei.

Il progetto museografico, a cura degli Istituti Culturali e promosso dalla Segreteria di Stato Cultura della Repubblica di San Marino, è ordinato da Emma Zanella e Alessandro Castiglioni, rispettivamente direttore e curatore progetti speciali del MA*GA di Gallarate (Va), partner dell’intero progetto sulla base di una convenzione pluriennale. «È nato tutto tre anni fa, ci spiega Emma Zanella, quando il nostro museo, riaperto nel 2010 nella nuova sede, è stato chiamato a definire le strategie culturali, museologiche, critiche ed espositive della nuova istituzione di San Marino. Ci sono molte similitudini tra le due istituzioni: entrambe attive fuori da grandi città e molto legate al proprio territorio, ed entrambe forti di attività importanti nate attorno agli anni Cinquanta, noi con il Premio Gallarate, loro con le Biennali internazionali d’arte di San Marino».

Proprio la storia locale è la chiave critica di selezione delle opere e di presentazione al pubblico. Il percorso della Galleria Nazionale, infatti, si sviluppa in quattro sezioni che corrispondono ad altrettanti nuclei storico-tematici, ognuno dei quali offre un focus di approfondimento su un particolare evento nella storia recente dell’arte a San Marino.

Tra questi, proprio le Biennali Internazionali, il Progetto Spagnulo/Manzoni, la «Scala Santa» di Enzo Cucchi, l’intervento di Maurizio Cattelan. In mostra, a rotazione nei quattro grandi ambienti, una selezione delle 800 opere della Collezione d’Arte Contemporanea dello Stato di San Marino. «Si tratta di opere finora pressoché invisibili, spiega Alessandro Castiglioni, in parte conservate nei depositi dei Musei di Stato (insieme ai pezzi archeologici e medievali), in parte esposte nelle sedi istituzionali di rappresentanza. La grande opera di Vedova, ad esempio, era negli uffici del Ministero degli Esteri di San Marino. Il nostro è stato anche un lungo lavoro di mediazione con i diversi soggetti politici».

La prima sezione è dedicata al «Secondo dopoguerra tra realtà e astrazione» in cui la ricerca di Birolli, Cagli e Perilli è collocata e interpretata tra i due poli del Realismo sociale di Guttuso (in mostra «La resa» del 1945) e dell’Astrattismo di Emilio Vedova che, con «Foresta Vergine. Dal Diario del Brasile» del 1954 (acquistata dopo la grande personale del 1981), fa proprie le istanze dell’Informale europeo e americano. Seguono la sezione «Arte contemporanea e linguaggi sperimentali» tra anni ’70 e ’90, a partire dall’arte concettuale fino alla fotografia contemporanea.

Qui si trovano anche una serie di sculture, disegni e bozzetti appositamente commissionati nel 1991 a Giuseppe Spagnulo, in omaggio alla composizione musicale «Robespierre» di Giacomo Manzoni, già andata in scena a Bologna nel 1976 con le scenografie dello stesso Spagnulo. Il terzo nucleo di opere («Un nuovo classicismo tra tradizione e innovazione») è dedicato al ritorno alla pittura degli anni ’80, con opere dalla Transavanguardia (Chia e Cucchi) al Citazionismo di Ontani. Accanto, Enzo Mari con «Dialogo tra Fidia, Galileo, Duchamp, i sette nani, l’Idiota», allegoria in 23 pezzi (gesso, legno, ceramica, ferro, carta, stoffa, vetro, bronzo, ottone, cemento), realizzata per la Biennale di Venezia del 1986 ed esposta a San Marino nel 1988.

Una sezione ad hoc, lungo l’intero percorso, è identificata con l’Archivio performativo: «Con il materiale di tutto quanto fatto finora da San Marino sull’arte contemporanea costituisce uno strumento utilissimo per le attività future», spiega Emma Zanella. «Ciò che abbiamo tentato di fare, continua, è di costruire una visione territoriale attorno alla sede principale, una sorta di museo diffuso che comprende altri luoghi significativi per la storia artistica ed espositiva del luogo. Storia che è stata davvero significativa, soprattutto negli anni ’60 e ’70, grazie all’impegno di nomi importanti come Argan, Crispolti e Bonito Oliva, e poi tra fine anni ’70 e ’80, con i protagonisti della Transavanguardia».

La «Scala santa» di Enzo Cucchi, ad esempio, è un’opera permanente realizzata nel 1987 sulle pareti dell’ex Monastero di Santa Chiara, oggi sede dell’Università di San Marino. Altro momento significativo («Una vera riscoperta anche per i cittadini», confermano Zanella e Castiglioni) è l’intervento di un giovanissimo Maurizio Cattelan che, nel 1991, appose nella Galleria ferroviaria la prima delle sue celebri firme con tre «T». «Diversamente da sue successive opere simili, come ad esempio quella ora nella collezione Sandretto Re Rebaudengo a Torino, spiega Alessandro Castiglioni, questa non è orizzontale ma è a forma di Golgota. Fu prodotta infatti per la prima mostra di arte pubblica di San Marino, realizzata da Roberto Daolio che coinvolse anche suoi allievi, come Eva Marisaldi, per una sorta di Via Crucis laica».

Il luogo (le pareti della galleria ferroviaria che collegava San Marino a Rimini) è in effetti particolarmente suggestivo, e molto significativo nella storia politica e sociale del luogo. Bombardata durante la seconda guerra mondiale, la galleria accolse quasi 100mila sfollati dai territori circostanti. Oggi, in via di restauro e riapertura al pubblico, è uno dei luoghi capaci di ridare alla comunità la coscienza non solo del passato di San Marino, ma dell’esistenza oggi di un museo permanente dedicato a una storia artistica importante, seppur finora concretizzata soprattutto in iniziative temporanee.

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 388, luglio 2018


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