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I marmi in trompe l’œil di Fabio Viale

«La Suprema» (2018) di Fabio Viale

Monaco (Germania). Dal 12 luglio al 30 settembre, dodici sculture in marmo di Fabio Viale (Cuneo, 1975) sono esposte al Glyptothek Museum, in un dialogo tra antico e contemporaneo. Dedicato alla plastica greca e romana (con capolavori dal VI secolo a.C. al IV d.C.), il museo, fatto erigere in stile neoclassico tra il 1816 e il 1830 dal re Ludovico I di Baviera per la sua ricca collezione d’arte antica, vede quindi le sue opere di marmo confrontarsi con «sorelle» di identico materiale, ma del tutto difformi per concezione.

«Stargate» (2017), per esempio, è alta due metri come una Venere in marmo pario, ma rappresenta, in marmo screziato, due cassette della frutta, di quelle che conosciamo in plastica. «La Suprema» del 2018, è costituita sempre da due sovradimensionate cassette della frutta, ma questa volta nel tipo in legno. Il titolo è parte del gioco iperrealistico, essendo il nome di un’azienda ortofrutticola che figura stampato sulle cassette.

«Infinito» (2017) è un intreccio di pneumatici in tutta apparenza di gomma, ma in verità in marmo nero. Anche «Aereo» (2015) sembra di carta, con tanto di pieghe, ma è di marmo bianco e lunga due metri. Alti oltre due metri sono invece sia un dito di Costantino, del tipo situato nel cortile del Palazzo dei Conservatori sul Campidoglio a Roma, ma con un trattamento a trompe-l’oeil che lo fa sembrare di polistirolo, sia «Anchor» (2009), imitazione spiazzante di un tassello per l’ancoraggio delle viti a muro. Sulla piazza antistante la facciata del museo, la Königsplatz, è collocata invece l’opera più complessa delle 12 di Fabio Viale, nella mostra supportata dalla Galleria Poggiali: il «Laocoonte» (2018). La riproduzione fedele dell’antico capolavoro ellenistico è infatti rivestita di un tatuaggio a imitazione del mostruoso «Inferno» che Giovanni da Modena dipinse a inizio XV secolo nella cappella Bolognini della Basilica di San Petronio a Bologna.

Per l’occasione il museo pubblica un catalogo con testi di Christian Gliwitzky e Sergio Risaliti, che il 21 luglio viene presentato in anteprima alla Galleria Poggiali di Pietrasanta con l’opera «Kouros» (visibile fino al 17 agosto), il busto con il quale Fabio Viale si è fatto conoscere. La mostra italiana svela una nuova serie di tatuaggi che riprendono, per la prima volta in Italia, il filone esposto a Monaco di Baviera.

In galleria seguiranno poi le personali di Luca Pignatelli (dal 18 agosto al 7 settembre) e di Luigi Carboni (dall’8 settembre al 21 ottobre).

Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 388, luglio 2018


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