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Frida desaparecida

Ripartono dal Messico le ricerche di «La Mesa Herida», il più grande dipinto della Kahlo scomparso nel nulla dopo una mostra a Varsavia nel 1955

Frida Kahlo ritratta nel 1941 da Bernard Silberstein di fronte a «La Mesa Herida». © Edward B. Silberstein Credit: © Edward B. Silberstein/Courtesy of Cincinnati Art Museum/© 2018 Banco de México Diego Rivera Frida Kahlo Museums Trust, Mexico, D.F./Artists Rights Society (ARS), New York

Città del Messico. È ripresa in Messico la caccia al dipinto di Frida Kahlo «La Mesa Herida» (La tavola ferita), eseguito nel 1940 e da tempo disperso. L’opera, scomparsa dopo che l’artista l'aveva donata all’ex Unione Sovietica, è stata vista per l’ultima volta in una mostra a Varsavia nel 1955; durante il viaggio di ritorno a Mosca se ne sono perse le tracce.

Per decenni gli storici dell’arte hanno scartabellato in archivi, uffici doganali e musei nelle Americhe e in Europa. Raúl Cano Monroy, un ricercatore che nel 2017 ha organizzato una mostra al Museo Casa Studio di Diego Rivera e Frida Kahlo di Città del Messico, sostiene però di avere scoperto nuovi indizi lavorando nell’archivio del Frente Nacional de Artes Plásticas (Fnap) che nel corso degli anni ’50 ha promosso all’estero l’arte messicana. «Sono convinto che nell’arco di cinque anni la mia ricerca darà frutti», ha dichiarato al quotidiano messicano «Milenio», aggiungendo di avere trovato un consulente che lo aiuterà nelle sue ricerche. Da noi contattato, Cano Monroy non ha voluto svelare ulteriori dettagli delle prove che avrebbe scoperto: «Date le circostanze, e non potendo condividere le informazioni in mio possesso, ci ha detto, non posso rivelare niente».

Il suo ottimismo in ogni caso è bastato a riaccendere l’interesse per un mistero vecchio di decenni. Eseguito a olio su tavola «La Mesa Herida», che misura 120x240 cm, è il più grande dei dipinti della Kahlo. La scena raffigurata è surreale: vi si riconoscono la Kahlo con accanto uno scheletro che le scompiglia i capelli, una figura precolombiana in terracotta che offre un arto all’artista apparentemente senza braccia, una figura grottesca che si presume rappresenti suo marito Diego Rivera, e gli amati nipotini, tutti raggruppati intorno a un tavolo coperto di piaghe sanguinanti simili a vulve e gambe umane scorticate.

Il dipinto, che oggi varrebbe oltre 20 milioni di dollari, «è importante perché non è soltanto un autoritratto, è una dichiarazione», spiega Helga Prignitz-Poda, curatrice e storica dell’arte che sta lavorando a un catalogo aggiornato dell’opera della Kahlo. L'anno scorso la Prignitz-Poda ha anche organizzato una mostra a Varsavia con l’obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica in merito all’opera scomparsa. La studiosa sostiene che la Kahlo, comunista e attivista, aveva mandato l’opera a Mosca in «segno d’amicizia»; dai documenti risulta però che le autorità sovietiche la consideravano un esempio di «arte formalista borghese decadente», inadatta a essere esposta in pubblico.

Nel 1954, anno della morte di Frida, Rivera chiese che il dipinto venisse esposto in Polonia insieme a opere di artisti messicani. La mostra alla Galleria d’Arte Nazionale Zacheta di Varsavia ebbe un tale successo che il tour proseguì in altri Paesi del blocco sovietico e quindi in Cina. Ma dopo Varsavia «se ne sono perse le tracce, ricorda la Prignitz-Poda. È come se il dipinto fosse svanito nel nulla. La cosa sorprendente è che si tratta del dipinto più grande e più pesante della Kahlo. È davvero un mistero come possa essere scomparso».

Nella foto, l’artista ritratta nel 1941 da Bernard Silberstein di fronte a «La Mesa Herida».

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