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Mostre

Balthus sfida ancora la censura

Una retrospettiva in due tappe, a Basilea e a Madrid

Balthus, «La partie de cartes» 1948-50

Basilea (Svizzera). La Fondation Beyeler organizza, dal 2 settembre al primo gennaio, una retrospettiva dedicata a Balthasar Klossowski de Rola, in arte Balthus (1908-2001). È la prima grande mostra in un museo svizzero da una decina d’anni. Vi è allestita una cinquantina di opere che ripercorrono tutta la carriera dell’artista, dal 1961 al 1975 direttore dell’Accademia di Francia Villa Medici a Roma e figura centrale dell’arte del XX secolo, singolare ed enigmatico, venerato e controverso al tempo stesso.

Balthus nasce a Parigi da padre polacco, critico d’arte, e madre russa, pittrice. Trascorre l’infanzia tra Berna, Ginevra e Berlino e solo nel 1924 rientra nella capitale francese, dove comincia a seguire i corsi di disegno dal vero di Pierre Bonnard.

La sua formazione si nutre degli studi su Nicolas Poussin al Louvre, dell’ammirazione per Cézanne, cresciuta durante un viaggio in Provenza nel ’25, della scoperta di Piero della Francesca e del Rinascimento toscano nel ’26, in un viaggio tra Firenze e Arezzo, e dell’incontro con i surrealisti, in Svizzera, nel 1932.

La mostra si apre su uno dei suoi capolavori, «Passage du Commerce- Saint-André» (1952-54). Nell’opera di Balthus gli opposti convergono: sogno e realtà, oggettività e mistero, erotismo e innocenza. Nel dopoguerra l’artista si dedica ai nudi, spesso mettendo in scena fanciulle in pose ambigue, tanto da essere accusato di oscenità e anche di pedofilia.

Dopo Basilea, la retrospettiva sarà allestita dal 19 febbraio al 26 maggio al Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 389, settembre 2018


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