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Mostre

Rubati o degenerati?

La trionfale tournée della collezione Gurlitt

«Figura accovacciata» Auguste Rodin, ca. 1882. Berna, Kunstmuseum. © Kunst-und Ausstellungshalle der Bundesrepublik Deutschland

Berlino. Approda finalmente nella capitale la discussa collezione di Cornelius Gurlitt (1932-2014). Il titolo della mostra, allestita dal 14 settembre al 7 gennaio al Martin-Gropius- Bau, lo definisce senza mezzi termini «un mercante d’arte del Nazionalsocialismo», riferendosi in parte a lui, in parte a suo padre Hildebrand (1895-1956) da cui la ereditò, scoperta nel 2012, meravigliosa e a lungo celata agli occhi del mondo.

Degli oltre 1.500 capolavori che la compongono, provvisoriamente sotto la tutela del nuovo erede, il Kunstmuseum di Berna, 250 sono esposti a Berlino. Arte rubata dai nazisti agli ex legittimi proprietari, oppure ufficialmente confiscata a musei tedeschi perché «degenerata »? La mostra illustra lo stato di fatto del lavoro di ricerca degli esperti studiosi del Kunstfund Gurlitt, volto ad accertarne la provenienza. E viene annunciata come più completa rispetto alle due sensazionali e di gran successo (oltre 150mila visitatori per la prima, 80mila della seconda) recentemente conclusesi a Bonn e Berna, e naturalmente più aggiornata.

Grazie allo stanziamento di 1,88 milioni di euro da parte del Ministero della Cultura tedesco, la task force di ricercatori ha permesso ad oggi di effettuare un primo distinguo fra opere rubate a privati e opere confiscate a musei e collezioni pubbliche. Per quanto concerne le prime, sono già avvenute importanti restituzioni agli eredi degli ex proprietari, per lo più ebrei sterminati nei lager, mentre si continua a indagare su oltre 700 pezzi, frutto di indubbio saccheggio nazista, con particolare occhio di riguardo per 189 di maestri importanti.

Quanto alle confische, il Museo di Berna ha preso in consegna 231 opere di «arte degenerata», considerate al di sopra di ogni sospetto perché prive del peso di rivendicazioni giuridiche. L’esposizione al Martin-Gropius-Bau offre notevoli spunti di riflessione sia sulla storia degli oggetti sia sulle sorti dei perseguitati: ebrei collezionisti, mercanti d’arte e artisti caduti vittima del regime.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 389, settembre 2018


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