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La Lucrezia di Artemisia atout di Dorotheum

Il dipinto (mai esposto prima al pubblico) di una delle poche artiste donne dell'arte antica

Artemisia Gentileschi «Lucrezia» (particolare)

Il prossimo 23 ottobre da Dorotheum a Vienna passerà per la prima volta in asta un dipinto di Artemisia Gentileschi, raffigurante «Lucrezia», mai esposto prima al pubblico. La Gentileschi, una delle poche artiste dell’arte antica, sta conoscendo un periodo fortunato nel mercato anche come icona del movimento #MeToo. A luglio la National Gallery di Londra ha acquistato per 3,6 milioni di sterline l’autoritratto della pittrice romana dai mercanti Robilant+Voena e Moretti, che a loro volta l’avevano acquistata in società presso una casa d'aste francese.

Alla domanda se il museo londinese sia interessato all’acquisto di questo secondo dipinto di Artemisia presso la casa viennese, una portavoce dell’istituzione britannica ha risposto che «la National Gallery non rilascia mai dichiarazioni su opere che può essere interessata ad acquistare».

La «Lucrezia» figurava nel catalogo, curato da Nicola Spinosa, della mostra «Artemisia Gentileschi e il suo tempo», tenutasi tra il 2016 e il 2017 a Palazzo Braschi a Roma. L’esperto di Dorotheum Mark MacDonnell spiega che l’opera è stata consegnata alla casa d’aste da una collezione privata europea che ne sarebbe entrata in possesso verso la metà dell’Ottocento. È la prima volta che la casa viennese tratta un dipinto di Artemisia Gentileschi, artista rara sul mercato; i 62 dipinti registrati sul database di Artnet.com hanno quasi tutti quotazioni relativamente basse.

La stima di 500-700mila euro fissata per la «Lucrezia» spiega MacDonnell, che vi ha lavorato per sei mesi, «è molto prudente, ma non rispecchia il suo valore commerciale che ci attendiamo sia molto più alto. C’è stata molta confusione sull’attribuzione del dipinto, però sia Nicola Spinosa sia Riccardo Lattuada, che ha esaminato il quadro a Vienna, sono convinti come noi che quest’opera sia sua [di Artemisia Gentileschi]».

Inizialmente Spinosa lo aveva datato ai tardi anni Venti o ai primi anni Trenta del Seicento, il periodo fiorentino della pittrice; ora però lo studioso lo fa risalire al periodo napoletano, intorno al 1640-45. Lattuada invece lo ascrive sempre al periodo napoletano, ma verso il 1630-35.

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Anna Brady, da Il Giornale dell'Arte numero 389, settembre 2018


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