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Restauro


Villa Arconati a Bollate

Il Castellazzo torna Piccola Versailles

La proprietà, privata, di una delle più grandiose e celebrate ville di delizia lombarde ha avviato un recupero da 20 milioni

La facciata ovest, settecentesca, di Villa Arconati che custodì tra l’altro il «Codice Atlantico» di Leonardo

Bollate (Milano). A voler elencare i nomi di tutte le famiglie che lo possedettero, smisurato complesso monumentale immerso in duecento ettari di verde poco fuori l’abitato di Bollate, si dovrebbe chiamare Villa Cusani, Arconati Visconti, Busca, Sormani Andreani Verri, Crivelli. In realtà la si conosce con il nome di famiglia del suo vero creatore, quel Galeazzo Arconati, che acquistandola nel 1610 dai banchieri Cusani e seguendone poi personalmente i lavori di ricostruzione (1619-27) e la realizzazione del giardino all’italiana (1621-29), ne fece una delle più grandiose e celebrate ville di delizia lombarde, nota come «la Piccola Versailles». Ma il nome più conosciuto della villa è «il Castellazzo» e così la cita Carlo Torre già nel 1647 nel suo Ritratto di Milano, celebrandone «le vaghezze squisite [e i] marmi in figure trasportate sino dalle romane contrade»: alludeva al marmo romano detto di «Pompeo Magno» (3,50 metri di altezza), che una leggenda vuole essere quello ai cui piedi fu assassinato Giulio Cesare (ma forse è un’effigie di Tiberio), tuttora conservato nel Museo che Galeazzo Arconati volle al piano terreno della villa per ospitare la sua collezione di marmi di scavo. E certo Torre alludeva anche ai marmi del sepolcro mai terminato di Gaston de Foix opera di Agostino Busti detto il Bambaia, molti dei quali, ora al Castello Sforzesco di Milano, si trovavano qui.
L’immensa villa di delizia (ma anche pingue tenuta agricola, con un intero borgo per le famiglie dei contadini) ospitò anche un altro tesoro di Galeazzo, il «Codice Atlantico» di Leonardo da Vinci, da lui donato alla Biblioteca Ambrosiana del cugino Federico Borromeo. Gli Arconati per generazioni avrebbero ampliato la villa e arricchito il giardino di opere d’arte e scherzi d’acqua (ideati da padre Francesco Arconati, figlio di Galeazzo, che nel suo trattato Il moto delle acque commentò gli studi di idraulica di Leonardo, a portata di mano nella biblioteca paterna). In seguito fu Giuseppe Antonio Arconati a far erigere, tra il 1722 e il 1743, su progetto di Giovanni Ruggeri, le nuove ali, in un misurato ed elegante barocco lombardo, che disegnarono la pianta definitiva della villa a forma di «H». Fu lui ad arricchire il parco di nuovi assi prospettici, facendo poi documentare il tutto dall’incisore Marc’Antonio Dal Re, che dedicò al Castellazzo più tavole nel suo volume Ville di delizia (1743), mentre Carlo Goldoni, protetto di Arconati, cantò le meraviglie dei soggiorni in villa allietati anche da un serraglio con animali esotici.
Di tutta quella magnificenza oggi restano l’integrità del contesto ambientale, mai smembrato e salvaguardato dal Parco delle Groane; l’architettura mirabile della villa, dai volumi perfetti, con lo scalone, le sale dai bei soffitti lombardi in legno (molti dei quali dipinti) e fregi ad affresco e in stucco e il magnifico salone al primo piano decorato dai Galliari con architetture a trompe l’œil. A parte questi ultimi, che sono in buone condizioni, tutto il resto è però ammalorato, gli infissi marciti, i pavimenti (in seminato veneziano o cotto lombardo) sconnessi. Nei giardini restano l’esedra con il Teatro di Diana, di fronte alla quale si trova, pericolante e puntellata, la visionaria fontana attribuita a Camillo Procaccini, con le sue chimere e figure mostruose, e poche altre statue, oltre alla Fontana del Delfino, questa già restaurata. E poi la limonaia, devastata; le serre ottocentesche, semidistrutte; la bellissima, ma malconcia, scuderia e, lì accanto, il borgo agricolo ancora in parte abitato. Delle raccolte d’arte resta solo il «Pompeo».
La proprietà (privata), in vista anche di Expo 2015 (il complesso si trova a breve distanza dalla sua sede e dalla nuova Fiera di Rho), ha ora avviato il restauro della villa e del parco, in parte già approvato da una commissione interdisciplinare della Direzione Regionale (in via di completamento quello per il borgo agricolo), tutti su progetto dell’architetto Claudio Bertani. Venti milioni di euro i costi previsti: basti pensare che sono 160 le finestre e portefinestre e 9mila i metri quadrati di pavimenti da sistemare. Quanto alle facciate e al portico, gli estesi ed evidenti distacchi degli intonaci esterni e le conseguenti lacune si accompagnano a pesanti integrazioni, al dilavamento diffuso delle superfici e, per il fronte principale, al degrado avanzato della statuaria, in parte compromessa dalla caduta di alcuni importanti particolari che ne pregiudicano la leggibilità (attualmente conservati in un deposito in attesa di essere ricollocati).
Per la loro cromia, sulla base di indagini stratigrafiche la Direzione Regionale ha indicato un avorio paglierino per il fondo e un giallo oro per lesene e dettagli architettonici. Quanto agli interni, sono anch’essi bisognosi di importanti interventi, a causa delle infiltrazioni d’acqua dai serramenti esterni e dalle coperture e dei fenomeni di umidità di risalita, tutti documentati dall’accurata campagna conoscitiva e dalle mappature del degrado condotte negli anni passati.
Almeno tre anni (ma lavorando a tappe forzate) saranno necessari per il completamento del recupero di questo complesso architettonico e ambientale, unico per la sua integrità, che fa parte del Sistema delle Ville Gentilizie Lombarde, istituito due anni fa grazie all’accordo di enti pubblici e privati, con il cofinanziamento di Fondazione Cariplo. Di tale sistema, che nell’arco di pochi chilometri, nella fascia a Nord di Milano, riunisce altri veri gioielli come Villa Litta a Lainate, Villa Tittoni Traversi a Desio, Palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno e Villa Crivelli Pusterla a Limbiate, è stata presentata a fine gennaio a Cesano Maderno l’offerta turistica e culturale.

© Riproduzione riservata

di Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 317, febbraio 2012


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