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Roma

Dell’export si occupa Apollo

Una proposta di modifica delle linee guida in materia di licenze di esportazione

Roma. Lo scorso autunno un gruppo di operatori del mercato dell’arte (Associazione nazionale Case d’Asta, Christie’s, Sotheby’s, Associazione nazionale delle Gallerie d’Arte moderna e contemporanea e Art Defender) ci ha conferito un incarico diretto a sollecitare la revisione da parte del Mibac della Circolare 18 maggio 1974, prot. n. 2718 del Ministero della Pubblica Istruzione, contenente linee guida in materia di esportazione di beni culturali.
Il nostro Studio ha elaborato una proposta (Progetto Apollo), che tiene conto:
- delle ragioni di policy sottostante la normativa in materia di tutela;
- della necessità di rendere più efficace il controllo dello Stato all’esportazione;
- della prassi applicativa degli Uffici esportazione e della giurisprudenza dei tribunali amministrativi e del Consiglio di Stato formatasi negli ultimi quarant’anni;
- e, not least, delle ragioni del mercato.

Il Progetto Apollo è stato presentato lo scorso febbraio a Maddalena Ragni, direttore generale per il Paesaggio, le Belle arti, l’Architettura e l’Arte contemporanee del Mibac. Un Gruppo di Lavoro è stato costituito all’interno del Mibac e, auspicabilmente, prima dell’estate sarà licenziata una nuova bozza di linee guida, sulla quale gli stakeholder privati hanno chiesto un confronto con il Ministero.

Quali sono gli aspetti critici della Circolare oggi vigente? La Circolare oltre a trattare indiscriminatamente qualsiasi bene che un operatore (o un collezionista) intenda esportare (da beni archeologici a opere di arte moderna e contemporanea), lascia un amplissimo margine di discrezionalità agli uffici periferici del Mibac, consentendo che un determinato bene possa essere bloccato alla frontiera, in quanto «di elevato pregio», in quanto «non risulta rappresentato in collezioni pubbliche italiane» e, pertanto, ritenuto «raro». Inoltre, con particolare riferimento a opere di origine straniera, la Circolare prevede che i criteri per vietarne la esportazione debbano tener conto dei seguenti fattori: sussistenza di limitazioni (legali o simili) all’importazione di cose analoghe ovvero appartenenza della cosa a un’area di civiltà con cui quella o quelle sviluppatesi nel corso dei secoli in Italia abbiano avuto rapporti significativi. L’origine straniera di un’opera (opera di autore straniero e/o realizzata all’estero) dovrebbe comportare un più rigoroso controllo del vincolo di «appartenenza»: troppo spesso gli Uffici esportazione si limitano a equiparare le opere straniere a quelle italiane e valutarle unicamente alla luce dei criteri del loro pregio e rarità. Infine, nessun riferimento si fa nella Circolare alle soglie di valore previste dal Regolamento (Ce) n. 116/2009 e all’Allegato A del Codice.
La ragione per la quale gli operatori chiedono una revisione degli indirizzi generali, non è quella di rendere meno stringente, bensì più efficace il controllo all’esportazione.
L’estensione delle soglie di valore, già previste dal Regolamento (Ce) n. 116/2009 con riferimento all’uscita definitiva dal territorio dell’Unione Europea, alla circolazione all’interno dell’Unione, al di sotto delle quali l’accertamento dell’interesse culturale non sarebbe più necessario, unitamente a una migliore declinazione di alcuni degli indirizzi generali previsti nella Circolare, renderebbe più snella e agevole la procedura di attestato/licenza, in tal modo valorizzando anche l’interesse dell’amministrazione a rendere più efficiente l’azione amministrativa, nonché quello, più generale, di tutela dell’integrità del patrimonio culturale nazionale (art. 64-bis del Codice).

Giuseppe Calabi
CBM & Partners Studio Legale

di Giuseppe Calabi, da Il Giornale dell'Arte numero 333, luglio 2013


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