Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Notizie


Christo tra arte e business: «Mi autofinanzio per restare libero»

Veduta aerea del progetto «The Floating Piers» sul Lago d'Iseo, con a a destra la penisola di Montecolino, febbraio 2016. Foto di Wolfgang Volz

Sulzano (Bs). Christo non ne fa alcun mistero: lui, nato e cresciuto nella Bulgaria comunista d'oltrecortina, da quando passò all'Ovest scappando a Vienna nel 1957 («proprio come i migranti di oggi», ci tiene a sottolineare), ha sposato il capitalismo, riuscendo a creare a poco a poco una potente macchina artistica che finora ha concepito, realizzato e pagato di tasca propria 22 giganteschi progetti in varie parti del mondo, finanziati grazie alla vendita dei lavori preparatori: schizzi, disegni, collage, litografie, modelli, che passano di mano con prezzi fino al milione di euro.

Il motore economico dietro alle opere di Christo e Jeanne-Claude (scomparsa nel 2009) è da oltre trent'anni la C.V.J. Corporation: «È l'acronimo di Christo Vladimirov Javacheff, cioè il mio vero nome» ci dice al margine dell'inaugurazione della mostra al Museo Santa Giulia di Brescia («Christo and Jeanne-Claude. Water Projects», fino al 18 settembre): «E non si tratta di un'istituzione non profit: paga i nostri conti e le tasse, vende i lavori preparatori, e ogni volta che smantelliamo un'installazione rivende anche i materiali impiegati per la sua realizzazione. Per i "Gates" del 2005 nel Central Park di New York, per esempio: 5mila tonnellate di acciaio sono state vendute ai cinesi. Oltre a tutto ciò, la C.V.J. riacquista anche le nostre opere sul mercato secondario e nelle aste, cosicché non vi è galleria, museo o fondazione che possegga più opere nostre di noi. Inoltre, quando operiamo all'estero, vengono fondate delle società sussidiarie in loco. Lo abbiamo fatto anche per il progetto in corso, "The Floating Piers" sul lago d'Iseo».

Il perché dell'insistenza sull'autofinanziamento delle sue opere, l'artista impacchettatore di monumenti e paesaggi, ce lo spiega con un battagliero desiderio di determinare senza vincoli ciò che fa: «e non ho intenzione di cedere nemmeno un millimetro di questa mia libertà».
Christo, che a distanza di 7 anni dalla morte della moglie e coartista, continua a parlare in un plurale che comprende sempre anche Jeanne-Claude, è appena giunto in Italia da Abu Dhabi, dove nel deserto a 160 km a sud della città, sta seguendo pure lo sviluppo del prossimo progetto, «The Mastaba», una piramide tronca formata da oltre 410mila barili di petrolio di dieci colori diversi, alta 150 metri, vagheggiata sin dalla fine degli anni Settanta. Se realizzata, sarà la prima e unica opera permanente di Christo e Jeanne-Claude, su cui tuttavia l'artista preferisce per il momento non diffondersi.
Come non entra nei dettagli neppure sull'altro progetto a venire: negli Stati Uniti, la premiata ditta C.V.J., la cui sede nel Delaware potrebbe strappare qualche battuta ai maligni, sta lavorando a un rinnovato progetto per il fiume Arkansas in Colorado, «Over the River», rimasto impigliato nelle secche dell'opposizione di gruppi ambientalisti locali.

Intanto però C.V.J. sta finanziando con 10 milioni di euro «The Floating Piers», i pontili galleggianti. Rubando un po' la scena all'ultimo scorcio di Art Basel, e già con un tutto esaurito anche in fatto di ville e manieri bordolago, dal 18 giugno al 3 luglio i lunghi nastri flottanti consentiranno di camminare gratuitamente sulle acque tra Sulzano e Monte Isola per 3 km (oltre a 1,5 km lungo le rive del Lago d'Iseo). Ed è su questo progetto che al momento è concentrata la maggior parte delle energie del team di Christo: «Abbiamo scelto quel periodo di inizio estate non solo per le temperature miti ma anche perché è il momento dell'anno in cui le giornate hanno il maggior numero di ore di luce e consentiranno perciò di godere appieno degli effetti luminosi cangianti, a seconda dell'ora, sui 70mila mq di tessuto giallo oro che ricopre i pontili», spiega ancora il quasi ottantunenne Christo, che ricorda come la prima idea del progetto risalga al 1970.

Dapprima concepito per l'Argentina, il progetto ebbe successivamente un revival per il Giappone: «Ci lavorammo intensamente per un paio d'anni, ma senza riuscire a ottenere i necessari permessi, e quindi lo accantonammo di nuovo. In Giappone però si trattava di coprire dei ponti esistenti tra due isole e la terraferma».
Sul Lago d'Iseo invece, i 2mila abitanti di Monte Isola normalmente devono prendere il traghetto per arrivare sulla sponda bresciana, «e questo ha aperto un orizzonte tutto nuovo al progetto, che trae vantaggio anche dai progressi tecnologici: i pontili della larghezza di 16 metri sono costituiti infatti da un sistema modulare di 200mila cubi in polietilene, collegati strettamente fra loro. Una soluzione semplice, che trent'anni fa non era possibile e che darà la sensazione di camminare sull'acqua».

Ma che cos'è un'opera d'arte per Christo, gli chiediamo: «Per me non è solo il "prodotto" finito. Al contrario, è l'intero percorso, dal momento dell'ideazione a quello in cui il pubblico affluisce per vedere il risultato di un certo lavoro. È un viaggio che si sviluppa, e offre un'esperienza sensoriale. Niente a che vedere con le immagini di uno schermo di computer».
Christo rifiuta con decisione il confronto con l'effimero di un'immagine che passa su uno schermo, benché le sue opere durino in media solo una manciata di giorni: «I nostri lavori hanno fisicità: in essi il vento è vento, l'acqua è bagnata e le distanze sono misurate percorrendole davvero a piedi. Ti devi lasciare coinvolgere davvero con tutti i sensi, per goderne. Niente a che fare con la realtà virtuale».

di Flavia Foradini, edizione online, 8 aprile 2016


  • A Montecolino, sul Lago d'Iseo, ottobre 2015: Christo testa i pontili galleggianti, divertito dal movimento delle onde del lago. Foto di Wolfgang Volz

Ricerca


GDA gennaio 2017

Vernissage gennaio 2017

RA Case d

Focus Pop Art Romana dicembre 2016

Vedere a ...
Vedere a Bologna gennaio/febbraio 2017

Vedere in Campania 2016


Società Editrice Umberto Allemandi & C. spa - Piazza Emanuele Filiberto, 13/15, 10122 Torino - 011.819.9111 - p.iva 04272580012