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Musei


Manuel Rabaté: «Sarà il Museo Nazionale degli Emirati»

Esclusivo. Il quarantunenne direttore francese presenta le attività del Louvre Abu Dhabi

Manuel Rabaté, direttore del Louvre Abu Dhabi. ©  Abu Dhabi Tourism & Culture Authority. Foto: Erik and Petra Hesmerg

Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti). Manuel Rabaté, 41 anni, un vero e proprio professionista dei musei, è stato coinvolto nel progetto del Louvre Abu Dhabi per gran parte della sua carriera. Funzionario dalla solida formazione,  è arrivato a ricoprire la carica di amministratore delegato dell’Agence France-Muséums (Afm), l’ente istituito nel 2008 per seguire il progetto con Abu Dhabi. Alla fine del 2016 è stato nominato direttore del Louvre Abu Dhabi, che, sottolinea, sarà il «Museo Nazionale degli Emirati».

Ci può illustrare il programma di mostre messo a punto dal museo?
Secondo un accordo di programma siglato nel 2007, i musei francesi forniranno al Louvre Abu Dhabi quattro mostre all’anno per 15 anni. Si tratterà di una mostra principale, di una mostra di medie dimensioni e di due esposizioni minori. La collezione permanente del Louvre Abu Dhabi verrà integrata nel corso di dieci anni da prestiti supplementari. Senza anticipare troppo, possiamo dire che Jean-Luc Martinez, presidente-direttore del Louvre, sarà il curatore generale della prima mostra principale, che sarà incentrata sul Louvre a Parigi nel Settecento e sulla creazione di questo museo universale.

Verrà data una nuova priorità all’arte contemporanea? Molte delle opere della collezione che sono state esposte finora sono di arti decorative. Il Louvre Abu Dhabi si concentrerà sull’arte dei nostri giorni in maggior misura rispetto a quanto previsto all’avvio del progetto?
Il Louvre Abu Dhabi copre un lungo periodo storico, dalla preistoria ad oggi, con le sale finali destinate all’arte moderna e contemporanea. Abbiamo commissionato opere ad artisti come Giuseppe Penone e Jenny Holzer. Quest'ultima ha collaborato con Jean Nouvel per realizzare la sua opera nella «pelle» dell’edificio: non è decorazione, è il modo migliore di illustrare la forza del suo coinvolgimento. Il programma culturale emirato-francese ha anche commissionato opere ispirate dal Louvre Abu Dhabi a quattro artisti residenti negli Emirati, due emiratini, un siriano e un indiano, opere che verranno realizzate in collaborazione con partner francesi come per esempio, per le ceramiche, la Manifattura Nazionale di Sèvres o, per i tessuti, quella di Beauvais.

Un edificio è destinato a essere centro per la ricerca. Chi collaborerà all’avvio di questa attività? Si specializzerà in aree particolari?
Si tratta di uno degli elementi più importanti del sito. Sarà un centro di ricerca sullo stato dell’arte, legato al mondo degli studi e delle università su scala locale, regionale e internazionale.

Sul piano amministrativo come opererà il museo? Sono state create strutture giuridiche ad hoc?
Responsabile della supervisione sul museo è la Abu Dhabi Tourism & Cultural Authority (Tca Abu Dhabi), che opera come un Ministero della cultura e del turismo. All’interno di questo ente, io e la mia vice Hissa al-Dhaheri formiamo un tandem che sancisce l’alleanza tra i nostri due Paesi. In generale, il processo di selezione del personale si basa sulle specializzazioni, e le nomine finora riguardano persone di molte nazionalità, tra cui un gran numero di francesi e di emiratini. Tca Abu Dhabi ci ha dato mandato di istituire cariche e firmare contratti. Abbiamo trovato ottimi soggetti  sul mercato internazionale. Le principali figure direttive sono state nominate e stanno completando le loro squadre. Stiamo pensando a uno staff essenziale, di non più di 140 persone.

Possiamo immaginare che la formazione del personale sia una questione cruciale. Come vi siete regolati?
Una delle nostre priorità è istituire validi programmi di formazione per creare e trasmettere conoscenze e competenze. Ovviamente, il tempo necessario per fornire capacità e perizia varia a seconda delle materie. Per esempio, la funzione del curatore è nuova ad Abu Dhabi, per cui ci vorrà più tempo per formare un team di curatori rispetto a, faccio un esempio, una squadra di manager finanziari, mediatori culturali o servizi tecnici di supporto, tutti settori in cui gli Emirati hanno una schiera di ottimi professionisti. Ad Abu Dhabi i programmi hanno il sostegno della Zayed University e della New York University Abu Dhabi (Nyu Abu Dhabi), nonché della Paris Sorbonne Abu Dhabi. Abbiamo comunque diversi emiratini nello staff che lavorano a fianco dei nostri curatori, a riprova dell’impatto che il progetto ha già fin d’ora.

Come si articoleranno in questa struttura i rapporti tra Francia e Abu Dhabi?
L’Afm, l'Agence France Muséums, è mobilitata per sostenerci nella preparazione dell’apertura del Louvre Abu Dhabi. In seguito, continuerà a fornire consulenze sulle acquisizioni, a strutturare questo coinvolgimento e a coordinare prestiti e mostre dalla Francia. Ma dopo l’apertura del museo, inevitabilmente, questo coinvolgimento sarà da rivedere e perfezionare. Il fatto più importante comunque è l’impegno di tutti i musei francesi associati per questo progetto, Louvre di Parigi compreso. Il loro contributo è essenziale per creare il museo universale che sarà il Louvre Abu Dhabi.

L’Afm potrebbe diventare allora un sorta di ente tecnico al servizio di tutti i musei francesi che intendono sviluppare progetti all’estero?
In qualità di direttore del Louvre Abu Dhabi, non sta a me pronunciarmi in proposito. Il Louvre Abu Dhabi, non dimentichiamolo, è un museo nazionale degli Emirati Arabi Uniti, anche se è stato sviluppato in stretta collaborazione con la Francia. E non dobbiamo dimenticare che l’Afm è stata pensata appositamente per elaborare il progetto Abu Dhabi, e deve rimanervi totalmente impegnata.

C’è un legame tra il Louvre Abu Dhabi e gli altri Emirati?
È un museo nazionale della federazione e ha legami con altri musei, scuole e Università, per raggiungere i suoi ambiziosi scopi educativi. Ci saranno anche prestiti da questi musei tra le opere in mostra e per le esposizioni temporanee, in aggiunta a prestiti dai Paesi del Golfo e di questa regione.

Il museo ha un ruolo nella politica diplomatica e culturale degli Emirati Arabi Uniti per la regione?
La strategia di Abu Dhabi punta molto sull’educazione, la cultura e il turismo, e il Louvre Abu Dhabi è una delle colonne di questa politica.

Dopo la serie di attacchi terroristici dell'anno scorso vicino al Louvre di Parigi, quale priorità è stata data alla sicurezza del nuovo museo?
Pur essendo Abu Dhabi uno dei luoghi indubbiamente più sicuri della regione e del mondo intero, la protezione del museo e dei suoi visitatori è una priorità assoluta: abbiamo allestito i sistemi di sicurezza seguendo i più alti standard internazionali. Una delle prime nostre nomine è stata quella del capo della sicurezza.

La stipula del contratto per il Louvre Abu Dhabi risale ormai a dieci anni fa. Che cosa ha ritardato l’apertura del museo?
Sono dell'idea che si debba guardare al progetto in prospettiva. Dieci anni per costruire un museo con una propria collezione e con un edificio originale come quello del Louvre Abu Dhabi, scaturito da un accordo intergovernativo, non è impresa da poco. E si tenga conto che la costruzione è stata avviata soltanto all’inizio del 2013. Siamo al livello dei maggiori progetti culturali intrapresi recentemente a Parigi.

Come vede lo sviluppo dell’isola Saadiyat alla luce dei reindirizzi economici dopo la crisi finanziaria e immobiliare su scala internazionale?
Al momento lo sviluppo è davvero impressionante. Ci sono già la New York University Abu Dhabi, una scuola, edifici e ville residenziali, un centro espositivo e un campo da golf, oltre alle strutture essenziali per il turismo, tra cui alcuni hotel di livello internazionale. Non vediamo l'ora di assistere all’apertura del Louvre Abu Dhabi, il primo museo sull’isola Saadiyat.

di Vincent Noce, edizione online, 5 settembre 2017


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